venerdì 21 novembre 2014

THE BEGINNING - Come tutto ebbe inizio


Quando andai via di casa avevo da poco compiuto ventun anni. Pur avendo il trambusto nel cuore, sentivo che quella era l'unica cosa giusta da fare. Lo penso tutt'ora. All'epoca avevo appena iniziato gli studi all'università di Psicologia, fioccavano i 30 sul libretto e adoravo le materie. Non avevo la minima intenzione di mollare. Così, dopo aver trovato un dignitoso appartamentino in affitto e un lavoro part-time, continuai la mia vita. Ero sempre giusta con le spese, e le tasse universitarie di inizio autunno cominciavano ad essere difficili da pagare.
Un pomeriggio di Giugno in cui pioveva così tanto da non vedere oltre il proprio naso, conobbi lei. Mi venne presentata da un'amica che conosceva la nostra passione in comune: la Cartomanzia. Io all'epoca facevo le carte già da anni, avevo cominciato a 16 anni, però non le avevo mai fatte ad altri che non fossero amici. Lei era una cartomante al pubblico da decenni.
Quella ragazza aveva la risata più solare dell'universo, e da ogni suo piccolo gesto si sprigionavano un'energia e una forza spaventose. Mi propose da subito di affiancarla per un festival estivo che durava un mese, di mettere un banchetto insieme al suo e dividere le spese. Prendemmo l'ombrello e uscimmo a cercare l'organizzatore del festival. Pioveva così tanto che spesso dovevamo fermarci e ripararci, eravamo a piedi e il parco dell'evento era vicino a casa nostra. Arrivammo zuppe e fradicie come gattini bagnati al cospetto dell'organizzatore, un armadio di uomo con la barba arruffata e il sigaro in bocca, che rispondeva al nome di "Patrito". Appena ci vide scoppiò in una risata e, non so se per pietà o per altro, ci prenotò uno degli stand di maggiore passaggio.
Così trascorsi le serate e le domeniche d'estate, per molti anni di seguito. Arrivavo e lei era già lì, disponevamo i tavoli, le tovaglie, le carte, accendevamo le candele e gli incensi, ci raccontavamo quello che ci era capitato durante la giornata, e andavamo avanti a predire il futuro fino a tardi, spesso alle 2 di notte arrivava ancora qualcuno a chiedere alle carte.
Ricordo quelle serate come luminose, leggere, allegre.
I primi ad accorrere furono i maniaci di ogni tipo e sorta, che però quando capirono che stavamo davvero facendo solo le carte, senza secondi fini, si arresero in fretta. (Da cosa riconoscere a primo impatto un maiale? Ti chiede subito se leggi la mano piuttosto che le carte, cerca un immediato contatto fisico...).
Spesso quando il festival finiva, era un pò come se fossero finite le mie vacanze estive. Con il primo vento d'autunno, che faceva cadere le foglie nel parco, contavo i guadagni della stagione e sapevo che sarei riuscita senza problemi a pagarmi le tasse universitarie di Ottobre.
D'inverno poi io e lei avevamo preso l'abitudine di andare in un pub vicino a casa ogni tanto, anche lì accendevamo le nostre candele e facevamo qualche giro di carte. Anche se in realtà quella era solo una scusa per stare un pò insieme e farci offrire le consumazioni da qualche cliente soddisfatta.
Poi io conobbi mio marito e mi trasferii, lei divenne l'amante del titolare di quel pub, e lentamente ci perdemmo di vista.
Una settimana fa l'ho incontrata per caso vicino alla metropolitana. Erano passati quindici anni, ma in lei era presente la stessa forza, la stessa energia di allora. Lei è la classica cartomante che si getta d'impulso, prende le tue parti fino alla fine. Una volta ha convinto una cliente dal cuore infranto ad accompagnarla nel garage dove il suo ex aveva parcheggiato, ed insieme sono rimaste lì appostate fino a che lui non si è presentato e la cliente gli ha gridato addosso tutto il suo odio e la sua tristezza. Ecco, lei è una cartomante così. Minuta, guizzante, muscolosa, credo avrebbe avuto uguale successo se fosse diventata una investigatrice privata.
Era lì davanti a me, e sembrava che non fosse passato un solo giorno da quelle serate d'estate rischiarate dalle candele.
Poi lei mi parlò, e mi disse che il suo amante, il proprietario del pub dove andavamo d'inverno, era morto a causa di un incidente stradale un anno fa. Nel momento in cui i soccorsi tentavano di rianimarlo, lei lo aveva sentito entrare in casa sbattendo la porta, come sempre. Lo aveva chiamato e non lo aveva visto. Il giorno dopo aveva saputo. La famiglia di lui ovviamente le aveva impedito di partecipare al funerale, ma lei per mesi aveva sentito la presenza del suo amante vicino a sè.
Poi mi disse che anche l'organizzatore del nostro festival, Patrito, era venuto a mancare improvvisamente, all'incirca nello stesso periodo.
E io mi sentii come se quelle serate estive con le carte rischiarate a lume di candela fossero scomparse per sempre, e con esse la mia selvaggia età dei vent'anni.
Non provai tristezza, solo una specie di attutita nostalgia.

lunedì 20 ottobre 2014

LA SECONDA REGOLA DI TOMMY






Ho un amico che snocciola perle di saggezza. Davvero.
Già in passato pubblicai un post intitolato "la regola di Tommy". Andatevelo a spulciare se volete approfondire le dinamiche dei figli di papà Vs. disadattati genetici.
Qualche tempo fa Tommy mi mise al corrente di un nuovo, inconfutabile, perfettissimo assioma che serpeggiava, silenzioso, nella generazione dei maschi 30-40enni. Che veniva trasmesso a bassa voce di padre in figlio al termine dell'adolescenza, per garantire una pronta sopravvivenza nei rapporti con l'intricato e nebuloso universo femminile.
Confrontandomi con alcuni clienti di sesso maschile del negozio, scoprii che tale regola era ampiamente conosciuta dai più scaltri.
Parliamo del parrucchiere da donna. La petnoira, il coiffeur, l'acconciatrice, la sciampista, l'hair stylist. Innumerevoli termini per descrivere colui o colei che decreterà, con l'agile arguzia manuale, se noi donne nel trimestre successivo riusciremo a guardarci allo specchio senza imprecare oppure no.
La mia precedente parrucchiera aveva una pazienza esemplare. Quando io, vittima di qualche sconsiderata rivista femminile, entravo nel suo salone chiedendole se sarei stata bene con una ciocca rosa oppure leopardata come le nuove mode inneggiavano, prendeva le sue mani tra le mie sorridendo e con fare materno scuoteva la testa. Credo che abbia impedito un mio calo d'immagine in almeno una decina di casi diversi.
Ma torniamo alla regola di Tommy. Ero con lui in negozio quando infranse il giuramento maschile di non divulgare questa preziosa regola ad una donna. Ed io subito non la capii. Fu tutto un "Ma dai, Tommy, figurati!". "Ma noi donne mica siamo così!".
Poi ripensai ad alcuni tragici episodi del mio passato. E mi accorsi che la seconda regola di Tommy funzionava, eccome!
Eccola in tutta la sua limpida e inconfutabile perfezione:
"Quando una femmina cambia pettinatura, tu uomo sei nei guai".
Che sembra una cretinata, ma non lo è. Attenzione, non parlo della spuntatina alle doppie punte, del colore sulla ricrescita, del provare il frisè con la piastra, dello shatush di un tono più chiaro che manco si nota la differenza.
Quando una donna  da mogano diventa platino, da Morticia Addams diventa Miley Cyrus, qualunque uomo a lei collegato sentimentalmente dovrebbe richiedere, preventivamente, l'estrema unzione per la sua prossima e imminente dipartita. Oppure dovrebbe prendere un last minute per Kathmandu. (Notizia dell'ultimo minuto, Tommy in effetti a breve dovrà partire realmente per Kathmandu. Non scherzo).
Perchè quando una donna cambia la sua testa, rivoluziona tutta la sua vita.
Ripenso all'ultima volta che chiesi al parrucchiere un taglio deciso. Un carrè altissimo dietro la nuca, alla Valentina di Crepax per intenderci. Ero ad un passo dal mandare all'aria tutta la mia vita, per come la conoscevo.
Ed il mio partner era davvero ad un passo dall'essere mandato all'aria pure lui.
Poi, cosa volete, i capelli piano piano sono cresciuti, ed i problemi rientrati.
Comunque, sappiate che l'universo maschile è molto più attento di quello che credete, ai cambiamenti di acconciatura.




giovedì 9 ottobre 2014

L'ALTARE DI YEMANJA'



A marzo sono andata a New Orleans, la patria del Voodoo. Le strade erano lastricate di negozi esoterici, cartomanti e chiromanti. In ogni Magic Shop era presente sempre almeno un altare con una divinità del Pantheon Voodoo. I turisti e le persone del luogo sostavano davanti a questi altari dei Loah, lasciavano offerte, leggevano l'invocazione o pregavano bisbigliando, spesso deponevano anche una loro piccola fotografia, per permettere agli Dei di agire nei loro riguardi.
Sono tornata a Torino con New Orleans nel cuore, e ho deciso di preparare un altare simile nel luogo più nascosto e sotterraneo della libreria Esotericamente.
Ho scelto di riservare un altare a Yemanjà, la Regina dei Mari, Signora delle acque salate, dei pesci, Grande Madre, protettrice dei bambini e di ogni uomo, dal momento del parto in poi. La leggenda narra, citando il mio libro "Voodoo e Candomblè" - Aradia edizioni, che:

"la Dea delle acque salate aveva tre figli: Oshossi, Ogum ed Eshù. Eshù (il più burrascoso, spesso identificato come trickster, o come un mezzo demone) si comportava male e rispondeva con insolenza a sua madre, motivo per cui lei lo mise alla porta. Gli altri due figli erano molto più responsabili: Ogun andava a lavorare nei campi e Oshossi cacciava nella foresta; la casa era in tal modo sempre provvista di prodotti agricoli e cacciagione. Yèmanja era tuttavia inquieta e andò a consultare un “babalawo”, un indovino.

Lui predisse che non doveva più lasciare andare Oshossi a caccia perché Ossanyin, Signore delle piante medicinali che vive nel folto della foresta, stava per fargli un sortilegio per obbligarlo a rimanere con lui.
Yemanja, colma di terrore, impedì a suo figlio di andare a caccia, ma Oshossi aveva un carattere indipendente e continuò ad addentrarsi nella boscaglia e nella foresta. Partiva con gli altri cacciatori al mattino e, come era loro abitudine, una volta arrivati ai piedi di un grande albero, si separavano per andare a cacciare ognuno per conto suo, per ritrovarsi, a fine giornata, tutti nello stesso posto. Una sera Oshossi non si presentò al solito appuntamento e non rispose neppure ai richiami degli altri cacciatori.
Aveva incontrato Ossanyin che gli aveva fatto bere una pozione in cui aveva macerato le foglie di una pianta chiamata “amùnimuye”, il cui nome significa: “prende una persona e la sua memoria”. Come aveva predetto l’indovino, Oshossi piombò in una totale amnesia, in cui non ricordava più niente di sé, né chi fosse, né dove abitasse o chi fosse sua madre. Così rimase a vivere presso Ossanyin.
Ogum, preoccupato per l’assenza del fratello, si mise alla sua ricerca e lo trovò in fondo alla foresta. Lo riportò a casa, ma Yemanja, furiosa, non volle più accogliere il figlio disobbediente. Ogum, arrabbiato per l’intransigenza della madre, rifiutò di vivere in casa con lei.
Oshossi ritornò da Ossanyin nella foresta e Yemanja, disperata per aver perduto i suoi figli, si sciolse in lacrime fino a trasformarsi in un fiume." 

Spesso sincretizzata con la Vergine, in Africa è conosciuta prevalentemente come "Mami Wata", ovvero "Madre Acqua". Dona protezione ai suoi figli, che consola quando le lacrime ne hanno bagnato le guance.
Si prega Yemanjà per migliorare il clima e la coesione familiare. Che si tratti di migliorare il rapporto con i propri figli, o con i propri genitori, o con ciò che reputiamo essere la nostra famiglia,  tutto ciò che preserva e migliora i rapporti tra parenti, consanguinei o meno, ricade nella sfera di competenza di Yemanjà. Questo perchè le lacrime salate che la Regina del Mare ha versato per la perdita dei propri figli hanno lo stesso sapore delle nostre. Solo questa Dea può pienamente comprendere la nostra afflizione per un problema familiare, o sentimentale, che ci tormenta. 
Portate a Yemanjà delle rose bianche, oppure uno specchietto da borsetta, boccette di profumo dolce, pettini, gioielli d’argento, monete. Accendete per lei candele azzurre o bianche, chiedetele protezione e felicità. 
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
La Madre delle acque salate non aspetta altro che questo, per abbracciare i vostri problemi, il vostro dolore, e farli scomparire come un'onda che si adagia tra i flutti. 


giovedì 2 ottobre 2014

UNA BAMBINA

C'era una volta una bambina.
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?


"Alone in the Library" by Elena Shumilova

mercoledì 24 settembre 2014

IL PRIMO AMORE



Oggi voglio raccontare la storia di una mia cliente, allieva, amica.
So che leggerà le mie righe, spero che farlo la aiuti, almeno un pò.
Diamole un nome di fantasia, alla mia amica, chiamiamola Maria. Anche se potrebbe avere il nome di ognuna di noi, perchè ci siamo passate un pò tutte, da quì.
Maria è una donna del sud, arriva da un paese di mare e di sole. Le hanno insegnato, come hanno fatto a molte di noi, che l'amore è per sempre, e quando troverà l'uomo giusto, il suo primo, grande e vero amore, e si concederà a lui, lui sarà suo per tutta la vita.
Anch'io ho avuto una educazione simile. Mia madre, da estremista cattolica, mi mandò in una associazione religiosa dove insegnavano alle bambine a rimanere vergini fino al matrimonio. Quindi, anch'io credevo che mi sarei concessa soltanto a quello che sarebbe diventato mio marito. Che scelta controcorrente, in una società sessuomane in cui le ragazzine vedono la verginità come un impiccio di cui liberarsi al più presto.
Ma torniamo alla mia amica Maria. Capelli neri lunghi, sguardo profondo, sorriso contagioso.
Mi piace immaginare che in un giorno di afa estiva, sdraiata sulla spiaggia con le sorelle, abbia incrociato lo sguardo di Carmelo, il suo compaesano, appena uscito dall'acqua, col torso luccicante di goccioline, e che da lì sia scoccata la scintilla.
Maria, dopo un lungo corteggiamento in cui Carmelo non le dà tregua, cede e, dopo una relazione di sei mesi, si concede.
Carmelo è il suo primo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il cuore le scoppia in petto, non ha mai provato una sensazione simile. Ridono, scherzano, fanno progetti, crescono insieme.
Poi, dopo qualche anno, qualcosa cambia. Carmelo diventa irritabile, distaccato, distante. A volte tratta Maria con sufficienza, come se gli pesasse averla vicino a sè.
Si prendono, si lasciano parecchie volte. Anche se è sempre Carmelo a tenere la situazione in pugno. Poi, un brutto giorno, Carmelo conosce un'altra ragazza del sud, più giovane di Maria. La mia amica non si arrende, tenta di riconquistarlo in ogni modo, acconsente che Carmelo la frequenti anche se è già impegnato con un'altra.
In una fredda e piovosa mattina autunnale, Maria chiede, con fare leggero, se lui ha intenzione di sposarsela, quell'altra. "Ma no, certo, che domande mi fai! Tu sei molto meglio di lei!". Bene, una settimana dopo Maria, scorrendo il profilo di Carmelo su Facebook, se lo ritrova in completo nero di Pignatelli, davanti all'altare con la sua rivale in abito da sposa.
Ecco, quì si dipartono le strade. Perchè molte donne, me compresa, avrebbero iniziato una sequela di macumbe, maledizioni in aramaico antico, vitalizzazioni di bamboline voodoo con le sembianze dei novelli sposi, da spillonare a dovere. Alcune di voi, più disinibite, si sarebbero pagate una serata a base di spogliarellista figo e tequila bum bum. Altre, più morigerate, si sarebbero distratte con lo shopping selvaggio.
Tutto, tutto pur di lasciarsi presto alle spalle quel tragico primo amore.
E dopo qualche mese, timidamente, goffamente, col cuore sanguinante ma la voglia, più forte, di ricominciare, vi sareste affacciate di nuovo al mondo sentimentale.
Questo passo, Maria non riesce a farlo. Crede che non amerà più, che non riuscirà più a provare quell'intensità, quelle farfalle nello stomaco, quel cuore che batte all'impazzata. Crede che tutto morirà così, dentro di lei, con la fine del suo primo amore.
E chi di noi non l'ha pensato, quando ha visto sgretolarsi la sua prima storia che ambiva al "per sempre"? Perchè sono davvero poche le mie clienti che arrivano all'altare con il loro primo amore. Con il primo uomo che hanno conosciuto, anche in senso "biblico". Per carità, a qualcuna capita, ma non sono così sicura che sia un bene.
Se il primo ragazzo che il destino ti ha messo davanti sarà quello con cui passerai la vita, cosa ti fa pensare che in giro per il mondo non ne esisteva un altro più affine, più congeniale a te? Sei sicura che la scelta che hai fatto nella tua adolescenza ti premierà fino alla fine dei tuoi giorni? Non dico di cambiare ragazzo ogni weekand, ma di guardarsi un pò intorno per capire se hai scelto proprio quello giusto, o se hai avuto paura della solitudine e hai preferito adagiarti nel rassicurante conosciuto, per quanto imperfetto.
Comunque, tutte, o quasi, hanno passato la fase di Maria, in cui hanno visto morire il primo amore.
Il mio primo amore, pensate, quello con cui progettavo già una convivenza dopo quattro anni di relazione, ebbe la brillante idea di tradirmi con la mia migliore amica. Sbirciandolo quasi 15 anni dopo su facebook, ho tirato un prolungato sospiro di sollievo per non aver continuato la relazione con uno che a 35 anni suonati posta le foto di se stesso mentre si sballa di canne ai Murazzi, giocando a calcio balilla.
Il vero problema di Maria, tornando a palla, non è il fatto che non crede più di innamorarsi. L'abbiamo passata tutte quella fase. Il vero problema è che quella fase dovrebbe durare qualche mese, non di più. Il tempo di elaborare questo lutto metaforico, di bruciare i trudini regalati per i S. Valentino, le foto insieme e le lettere d'amore.
Maria invece va avanti così da un anno. Un anno è tanto, un anno è troppo. Per colmare questo cratere che si ritrova all'altezza del cuore, Maria è inoltre caduta nel circolo vizioso della bulimia. Dopo averle consigliato di rivolgersi ad uno specialista, ciò che davvero le ripeto, senza tregua, ogni volta che la incontro, è di riprovarci. Di darsi un'altra chance. Che sì, è vero, le emozioni legate al primo amore difficilmente si dimenticano, o si riprovano di nuovo con la stessa intensità.

"I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore"

E se ce lo dice Prevert, possiamo credergli. Però poi si va oltre. Esiste anche un secondo amore, e magari un terzo, e poi chissà. Fino a che sentiamo di poter fermare questa folle maratona e sederci su una panchina, con la persona giusta.
Maria, davvero, alzati, esci fuori, prova a correre. Accanto a te hai già due nuovi corridori, due maratoneti che ti seguono ovunque tu vada. E se non vuoi dare una possibilità a loro, almeno dalla a te stessa.
Che nella vita, non muoriamo con la morte del nostro primo amore. Non veniamo calate nella tomba insieme al nostro consorte defunto, come nell'antica India.
Ci rialziamo, camminiamo, lavoriamo, piangiamo, dimentichiamo e, finalmente, nuovamente, ci innamoriamo.




lunedì 22 settembre 2014

PAUSA






 Elena Shumilova Ph.

Per tutti i giorni di pioggia. Per tutti i giorni persi. Per i giorni della nostalgia, quelli in cui immagino me stessa bambina, a giocare alla strega di Biancaneve con una mela raccolta dall’albero e una bombetta più grande di me in testa.
Per tutti i giorni, passati e a venire, di Mabon, festa di inizio autunno in cui si passeggia per luoghi selvatici raccogliendo castagne e funghi.
Alla nostalgia di me stessa più giovane, più ingenua, più spirituale forse.
Alla curiosità di me stessa da vecchia, non così dissimile da ora, solo con qualche ruga in più, ma quasi sicuramente ancora con un mazzo di carte davanti e una giovane ragazza di fronte, piena di domande da farmi.
A questi pensieri così leggeri, effimeri, come goccioline d’acqua portate dal vento di fine settembre. A queste ore del tardo mattino, col retrogusto di caffè dolce in bocca, e quell’attutito e tenace intorpidimento, dove fare qualunque cosa sembra sbagliato.
Seduta, accoccolata, arrotolata in qualcosa di morbido, con la testa vuota e il respiro lento.
A tutti i minuti trascorsi così, tra una battaglia e l’altra, tra un progetto e quello successivo, nel silenzio interrotto solo dal ronzio del frigo.
Perché la mia vita, e con la mia la vostra, scorre anche qui, in questi placidi momenti di Nulla.
Pace, assenza, vuoto.
Perché a volte non c’è niente da dire. 

lunedì 8 settembre 2014

MAGHI SI NASCE O SI DIVENTA?


Marco Donatiello Photographer

Voglio raccontarvi una storia di una decina di anni fa. La libreria Esotericamente era agli albori, cercavamo di farci conoscere dai maghi di Torino, dato che già all'epoca puntavamo molto sull'oggettistica rituale.
Una delle più famose maghe torinesi di allora ci aveva invitato a casa sua, voleva parlarci e proporci una collaborazione.
L'orario dell'appuntamento era infelice, le 20. Avevamo appena il tempo di chiudere il negozio e correre da lei, saltando la cena.
Cosa importava! Quì si trattava di affari grossi con personalità importanti! Con le migliori intenzioni d'animo, l'ingenuità di chi ha appena aperto un negozio e lo stomaco gorgogliante, andammo dalla famosa maga (di cui ovviamente ometterò il nome, dato che continua ancora ad esercitare...).
Lei, classica signora di mezza età dallo sguardo volpino, ci accoglie nel salottino senza neanche offrirci un bicchiere d'acqua.
Eravamo io, mio marito ed un nostro amico anche lui interessato di esoterismo.
La maga esordisce con queste parole:
"Premetto che io, all'età di otto anni, sono morta e risorta".
Noi dopo questo breve preludio abbiamo abbassato lo sguardo. Avevamo appena compreso di aver buttato via la serata, e che avremmo fatto meglio a restare a casa a cenare.
Il resto della sera è stato tutto uno sproloquiare sui famosi, acquisiti dalla nascita e indiscussi poteri della maga. La richiesta di collaborazione si è rivelata essere una cosa del tipo "Voi fate i lavori ai miei clienti, e poi, ma molto poi, io vi pago".
Con gli anni ho compreso una cosa.
Maghi non si nasce, maghi si diventa.
Esistono persone portate, con una marcia in più magari. Con una sensibilità, una predisposizione maggiori. Attenzione, però. Poi magari quelle persone decideranno, nella vita, di buttare tutto alle ortiche e faranno i macellai, gli assicuratori, le guardie giurate.
E poi magari esistono persone che non si accorgerebbero di nulla neanche se tutti i fantasmi di Ghost Whisperesh gli bisbigliassero nell'orecchio contemporaneamente. Ma hanno una passione per l'esoterismo che li guida, che li sprona, che li fa crescere e mai abbandonare, mai gettare la spugna.
Nella magia, come in tutte le cose, serve la teoria e la pratica. Le predisposizioni genetiche non bastano.
Ripeto sempre la frase di mio marito: "C'è chi ha le gambe più lunghe e chi più corte. Ma tutti, tutti, possono correre". 
Sono stanca di vedere persone a cui la nonna ha passato i poteri, che sono morti e risorti a otto anni, che hanno gli spiriti che gli parlano e gli dicono tutto quello che c'è da sapere, e poi non aprono un libro di magia.
Perchè nella magia non ci si improvvisa, non si segue solo l'istinto. I poteri, veri o fasulli che siano, non ci parano le spalle. Nella magia non si pasticcia, non si va avanti a tentativi. E' pericoloso.
A questo servono i libri. A dare una traccia, a far comprendere ciò che si può fare e quello che invece è meglio rimandare, o evitare proprio.
Volete sentire la storia di quella giovane mamma dipendente dallo spiritismo, che usava la Ouija ogni sera? Secondo voi come mai il suo bambino piccolo ha cominciato a vedere ombre di spettri in ogni stanza, di giorno e di notte?
Oppure preferite la storia del giovane che ha iniziato a trascrivere un libro di Ars Goethica (invocazione di demoni) leggendo i termini a voce alta mentre li riscriveva, e si è trovato la famiglia decimata dalle malattie?
Poi magari era solo un caso. Nell'esoterismo, però, il caso non esiste.
E tu puoi essere dannatamente portato, e scivolare ugualmente su una buccia di banana.



mercoledì 3 settembre 2014

ADDESTRAMENTO


Marco Donatiello Photographer

Tornata dalle vacanze. Quì si lavora a ritmo sostenuto. Temevate, dopo due mesi di latitanza da blog, che una tromba d'aria marina mi avesse annientato. Che una torpedine mi avesse avvolto tra le sue spire elettriche. Invece niente. Sono tornata, ritemprata nello spirito e nel corpo.
In questi mesi estivi mi è capitata una cosa curiosa.
Alcuni ragazzi e ragazze mi hanno rivolto, chattando, la stessa domanda.
Ovvero, se io dovessi addestrare un neofita, una persona che si affaccia per la prima volta alla Magia, da dove inizierei?
Mi sono sentita molto maestrina di Hogwarts. Premetto che io tengo presso la libreria Esotericamente numerosi corsi, tra cui quello di Magia, livello base. In cui mescolo nozioni di Teurgia, Magia dei Salmi, Candomblè, Stregoneria popolare italiana, Ermetismo.
Di modo che l'allievo capisca il tipo di Magia verso cui è più portato, che sente più affine a sè.
In questo corso di magia, affronto però gli aspetti più pratici ed esterni, tecnici, ritualistici.
Non affronto invece eccessivamente la preparazione interiore del Magus. Che è importante quanto l'utilizzo delle giuste invocazioni, della ritualistica corretta.
Allora. se io decidessi di mettere alla prova un neofita che vuole diventare un Magus, come lo addestrerei?
Iniziamo dalle quattro Azioni Magiche di millenaria memoria. Acqua, Aria, Terra, Fuoco, i quattro elementi della materia, che il Magus deve saper padroneggiare perfettamente.
Si traducono nelle quattro Azioni Magiche del Volere, Sapere, Osare e Tacere.
Cominciamo dalla prima, dalla Volontà.
Adepto, sorprendimi con l'utilizzo della tua Volontà. Astieniti da tutto quello da cui attualmente dipendi. Prova a non nutrirti di carne e pesce per una settimana. Non bere alcool. Non fumare. Non avere rapporti. Per una settimana. Ti sembrerà strano quello che ti chiedo? E' il primo passo per comprendere quanto è forte la tua forza di volontà. Non ti chiedo di continuare questo regime da santone per tutta la vita, ovvio. Serve per comprendere quanto sei determinato.
Seconda azione magica: Sapere.
A volte qualcuno mi dice: "tutto quello che so me l'hanno insegnato gli spiriti, non ho bisogno di leggere, di aprire alcun libro". Adepto, per favore, vai in una bella libreria esoterica (un nome a caso? Esotericamente, Via Garibaldi 18, Torino). Possibilmente evita di comprare online tipo da Ibs, Amazon e affini. Perchè? Perchè risparmierai anche un paio di euro, ma impoverirai l'editoria e l'imprenditoria libraria italiana. Fine spazio pubblicitario ed etico.
Dicevo. Adepto, vai in una libreria esoterica, oppure se sei in ristrettezze in una bella e fornita biblioteca.
E leggi. Impara, apprendi, confronta. Cammina sulle teste degli Esoteristi che hanno fatto la storia.
Terza azione magica. Osare.
Adepto, supera le tue paure, i tuoi timori. Temi il mondo dell'Oltretomba? Obbligati a trascorrere una serata oltre il muro di cinta di un cimitero, dal crepuscolo in poi. Se hai invece un'anima gotica puoi evitare... :-)
Non tocchi i Tarocchi da quando avevi predetto la morte di qualcuno, puntualmente avvenuta? Riprendi il tuo mazzo ed esercitati. Affronta ciò che più temi dell'esoterismo. Nulla di questo settore deve sembrarti alieno. (sacrifici animali a parte, magari... Quì emerge la mia vena fortemente animalista).
Ultima ma non meno importante azione magica: Tacere.
Comunicazioni lavorative a parte, prova ad entrare nel regno del silenzio per una settimana. Astieniti da Facebook, Wattsupp, Instagram, Messenger, Twitter. Rispondi brevemente anche al telefono.
Isolati dal mondo per sette giorni. Fai una sorta di ritiro spirituale. In quei sette giorni evita feste, incontri con amici, locali chiassosi. Ritrova la tua essenza nel silenzio del cuore.
Se riuscirai a compiere queste quattro Azioni Magiche, tutte e quattro, sarò fiera di te, e saprò che un nuovo Adepto si avvicina, seriamente, al percorso magico.


lunedì 30 giugno 2014

TECNICHE DI SEDUZIONE FACILE

L'estate è arrivata, con la sua voglia di leggerezza, trasgressione, voglia di divertirsi.
Molte mie clienti mi chiedono se avranno qualche piacevole flirt estivo, se cambiando aria incontreranno l'uomo giusto, o almeno qualcuno in grado di far loro trascorrere ameni e piacevoli momenti.
Così, voglio dare anch'io qualche consiglio di seduzione facile facile, scimmiottando quelli che compaiono a caratteri cubitali nelle varie riviste femminili. Già quello è imbarazzante in effetti, io sono lì magari al parco con mio figlio, e leggo una rivista tipo Cosmopolitan o Glamour che riporta a caratteri fluo "10 mosse hot per farlo impazzire a letto", oppure "lei lui e l'altra". Devo ricordarmi di andare al parco con riviste tipo "Mamma e bimbo", dove l'articolo più allettante è "pupù e pannolini, come salvarsi". Sappiatelo, da quelli non ci si salva mai, ma questo è un altro discorso. Tecniche di seduzione facile, oggi voglio svagarmi.
Intanto, io sono una fedelissima fautrice e propagandista dell'efficacia del linguaggio corporeo e delle microespressioni del volto. Ci sono alcuni segnali chiarissimi di interesse. Perchè il corpo, a differenza delle parole, è raro che menta.
Situazione classica, primo appuntamento informale, tipo un caffè insieme al bar con un tizio che ti piace.
Per sapere se anche lui è attratto, comincia a guardare se il suo corpo effettua dei segnali di chiusura. Ovvero: ha le braccia incrociate, il busto lievemente ruotato rispetto alla tua traiettoria, una gamba sull'altra, lo sguardo che si sposta spesso dai tuoi occhi per guardarsi attorno? Non è a suo agio, o forse non è interessato a te (in questo caso è sicuramente gay, valido baluardo giustificativo che noi donne mettiamo in campo in questi casi).


Se, al contrario, il ragazzo con cui stai uscendo ha braccia e gambe aperte rispetto alla tua traiettoria, lo sguardo e il busto frontale, è un buon inizio. Se tiene almeno una gamba con il piede e il ginocchio rivolti verso di te, è indice di attrazione. Ovvio, non puoi dirgli "scusa, devo controllare una cosa" e guardare sotto il tavolo verso le sue gambe. Potrebbe fraintenderti... :-)
Ottimo se ogni tanto si accarezza le braccia (segnale implicito del tipo "guarda che bicipiti che mi ritrovo!"), oppure se, alzato in piedi, infila le mani in tasca tenendo i pollici esterni (equivale ad indicare i preziosi gioielli di famiglia). Per uomini e donne, inoltre, un segnale di interesse è rappresentato dal toccarsi spesso i capelli e umettarsi le labbra (quindi, evitate di farlo se state uscendo con un ragazzo a cui volete dare una negativa... potrebbe restare interdetto!). Occhio anche alle pupille, se una persona è attratta, si ingrandiscono. Ma non siate tristi se lui vi guarda con pupille grosse come uno spillo, magari avete una grossa finestra luminosa alle spalle. Ovviamente questa regola non vale se siete ad un rave-party e state fumando erba...
Ok, ora sappiamo che il vostro lui è attratto e interessato a voi. Ma è sincero? Tranne in rari casi di mentitori seriali e professionisti, un ottimo indice di bugia rimane lo sfregarsi il naso, come un Pinocchio a cui sta crescendo un tronco d'albero tra gli occhi, tanto grosse le sta sparando. Utile anche guardare le mani. Mentre lui parla e gesticola vi mostra i palmi? E' un indice di sincerità. Guardare le mani è sempre utile, altrimenti potrebbe sfuggirvi il cerchietto di pelle bianca all'altezza dell'anulare sinistro, indice da allarme rosso di uomo sposato che si è appena nascosto la fede nel taschino.
Il gesto che però vi permette, mentalmente, di esclamare "Bingo!"è rappresentato dalla gestualità "a specchio". Ovvero, lui tiene le stesse pose che fate voi? Mettete una mano sotto il mento e lui fa lo stesso? Avete un braccio appoggiato al tavolo e uno sulle gambe, e lui tiene lo stesso assetto? Significa che avete rotto il ghiaccio, c'è feeling... Se volete mettere il vostro partner a suo agio, imitate voi la sua postura (a meno che non abbia segnali di chiusura, in questo caso imitatelo, ad esempio incrociando le braccia, e poi apritele, magari con un bel sorriso, sperando che lui a sua volta vi imiti...).
Questo è l'ABC della seduzione con il linguaggio del corpo, che in realtà ogni mia cliente single conosce a memoria, molto meglio di me...
E ora buona estate, buoni incontri sotto l'ombrellone, buon aperitivo col bel tenebroso di turno, buon caffettino al bar per conoscervi meglio...
Io vi aspetto in studio coi resoconti post-appuntamento!



lunedì 23 giugno 2014

BASSO PROFILO


Stamattina ero assorta in profonde riflessioni.
Perchè mentre la gente normale al lunedì mattina vaga strisciando per la casa e per il posto di lavoro alla ricerca di un caffè, di un'aspirina o di uno Xanax, io per non mostrarmi da meno mi pongo domande esistenziali.
Così, riflettevo su quella cosa inafferrabile, veloce come un treno ad alta velocità e ambigua come il sorriso della Gioconda, che la gente definisce "Felicità".
Non riflettevo tanto sulla felicità fine a se stessa, quanto su come alcune persone, me compresa, la vivano, in quei fugaci attimi in cui siamo su quel treno, su quella giostra, davanti a quel quadro di felicità immensa e incommensurabile.
Perchè c'è chi la felicità la esterna, sale su un grattacielo di cinquanta piani e dall'attico più alto la grida ai quattro venti, compra un megafono e assorda di entusiasmo i suoi amici e conoscenti.
E poi esiste chi, la felicità, quasi la teme. Ne ha paura, ne parla a bassa voce. La bisbiglia come se fosse una frase sconcia sussurrata in chiesa al proprio vicino di banco.
Ecco, io appartengo alla seconda categoria.
Alla categoria di quelli che tengono un basso profilo, che si alzano il bavero dell'impermeabile per nascondere il proprio sorriso di impagabile felicità, mica uguale ai sorrisi di circostanza che ogni giorno sforniamo al mondo.
Probabilmente ho paura degli Dei.
Temo la Nemesi, la collera divina, la giustizia implacabile, la figlia di Zeus e Notte, che si aggira alata, armata di spada e clessidra, il cui unico compito è quello di ripristinare l'equilibrio, l'armonia interrotta da uno stadio di eccessiva, ineguagliabile, assoluta felicità.
Temo anche la Hybris, la punizione inflitta dagli Dei a chi si macchia di tracotanza ed è superbamente ed oltraggiosamente felice.
Temo inoltre Ananke, l'inflessibile Dea dal cuore di pietra, sovrana della necessità, dell'inflessibilità del destino, attorno a cui il mondo ruota e continuamente si trasforma.
Del mondo umano, invece, temo l'invidia, la gelosia, la malignità di chi vorrebbe veder scomparire il sorriso dal volto altrui. Temo la grettezza d'animo di chi biascica: "Eh, goditi questi momenti, che tanto mica durano per sempre", di chi, davanti alla felicità altrui, inizia a snocciolare disgrazie e sciagure finchè non è riuscito a cancellare ogni ombra di allegria dal volto del suo interlocutore. Perchè, a livello sottile, questi soggetti nefasti possono davvero modificare, in negativo, il mondo materiale (detto un pò grezzo, portano una tigna micidiale).
Insomma, chiedetemi se sono felice, in questo lunedì mattina.
Mai una gioia. Profonda depressione. Passatemi uno Xanax.

mercoledì 11 giugno 2014

TRACCE

Qualche mese fa sono entrata da Norman per un caffè veloce.
Mi aspettavano degli amici, volevano presentarmi una persona. Io adoro il bar Norman. E' in una via centrale di Torino, e ha alcuni tra i più strepitosi lampadari di cristallo al soffitto.
Io quei lampadari li conosco a memoria. Diecimila anni fa, quando ero una giovane studentessa che lavorava per pagarsi Psicologia, a volte facevo la commessa in un negozio che restaurava lampadari di cristallo. Le due vetrine erano completamente invase dai due lampadari di Norman da restaurare, bellissimi nella loro algida e pura lucentezza. Quando arrivava la sera e li accendevo, il cristallo sfaccettato nei colori dell'arcobaleno mi teneva compagnia, nelle lunghe serate invernali in cui rimanevo in negozio da sola.
Così, entrare nel bar e  ritrovare i miei amici di cristallo a salutarmi, dopo averli persi di vista per circa dieci anni, mi ha scaldato il cuore.


Al tavolo mi è stata presentata una osteopata sui cinquant'anni, dall'aria serena, il volto sorridente, il corpo minuto e asciutto.
Tra un caffè e un dolce, non so neanch'io come mai, a un certo punto, anche un pò bruscamente, mi sono fermata, l'ho guardata negli occhi e le ho detto:
"Sai che c'è una cosa che ancora non ho capito del corpo umano? E' una cosa che mi sfugge. A volte i miei clienti mi chiedono di dare un'occhiata anche alla loro salute, con le carte. Ovvio, la prima cosa che consiglio è un accertamento medico, a mio parere la cartomanzia non può sostituirsi all'analisi medica. Così, giusto per dare un'occhiata ai punti di forza e debolezza del loro organismo, prendo alcune carte. E ho scoperto una cosa bizzarra. Esistono alcuni malesseri che lasciano il segno.
Possono essere passati vent'anni, ma loro hanno lasciato una traccia indelebile, come le striscie di un 4X4 sulla neve immacolata, come una cicatrice, come una grossa X tracciata con un pennarello rosso. Con le mie carte, questi malesseri mi compariranno come attuali, anche se sono trascorsi decenni e la persona, per prima, sembra averli dimenticati. Forse la mente dimentica, mentre il corpo no. E quel segno sottile viene rilevato dalla veggenza, o dal tocco esperto di una mano."
Anche l'osteopata annuiva.
Non so per quale motivo sia così, ma a me capita spessissimo con due malesseri in particolare. Ed è raro che mi sfuggano. Il primo, è il male del secolo. Spesso ho difficoltà anche a nominarlo. La proliferazione di cellule impazzite, il cancro silenzioso e strisciante. Possono essere passati vent'anni, la mia cliente può esserne totalmente guarita, con un intervento chirurgico e con le terapie, ma le mie carte lo rileveranno come se fosse ancora lì, come se avesse lasciato un marchio in quel corpo. Forse è davvero così, si rimane segnati da questa esperienza, nulla tornerà più come prima. Sopravvivere reca con sè un dono prezioso: il valore della vita. Che prima si dava quasi per scontata.
Il secondo malessere che, ho riscontrato, rimane per sempre, è l'aborto. Quando una donna ha abortito, anche se tantissimi anni prima, ed anche se in seguito ha avuto altri dieci figli, a livello sottile resterà una traccia. Nuovamente indelebile. Senza addentrarmi in giudizi etici e morali, vorrei capire perchè questi due pesanti avvenimenti lasciano una traccia. Forse quando si ha a che fare, in maniera così vivida e vicina, con la morte, se ne rimane in parte macchiati. Segnati, diversi. Anche se indosseremo i vestiti più colorati e il sorriso più allegro, qualcosa di noi non tornerà più uguale a prima. Come aver varcato una porta che si è chiusa alle nostre spalle. Non saprei come altrimenti interpretare il fatto che se una mia cliente mi chiede della sua fertilità, e anni fa ha abortito, quella cosa mi comparirà dalle carte come se fosse appena successa.
E se una sopravvissuta da un tumore mi chiederà genericamente della sua salute, senza avermi accennato a niente, a me quell'orrenda malattia comparirà come se non fosse ancora stata sradicata.
Come si può tornare ad essere nuovamente puliti come cristalli luminosi e sfaccettati?
Senza tracce di sofferenza sul corpo? Chissà, forse sarebbe come chiedere ad un veterano di guerra di cancellarsi i segni dei proiettili con la chirurgia plastica.
In questo mondo dove solo il bello, il perfetto, l'incontaminato sembrano esistere, imparare ad accettare le tracce del proprio dolore è una delle principali conquiste spirituali.

venerdì 16 maggio 2014

RETROSCENA



Conosco una coppia di anziani. Ve la descrivo, come appaiono, visti dall'esterno.
Hanno sui settant'anni, lei formosa matrona con capello rosso, lui magro, scavato e lento nei movimenti.
Abitano di fronte a me, li incrocio praticamente ovunque.
 Li incontro al supermercato, in farmacia, per strada. Lei sembra il bastone della vecchiaia di lui, lo sorregge con fare amorevole, un passetto alla volta, nelle pazienti e lente camminate dai passi malfermi.
Quando vado in chiesa (ebbene sì, appartengo a quella categoria di esoteriste che vanno in Chiesa... Come riuscirei a trafugare l'acqua santa per i miei lavori di purificazione, altrimenti?).
Dicevo, quando vado in chiesa lei è sempre presente al rosario delle sei di sera, in prima fila. E anche lei si stupisce della mia presenza in chiesa, in effetti.
Perchè lei tempo fa è stata mia cliente.
Quando poi l'impervia scalinata per accedere al mio studio è diventata troppo pericolosa, non ho più potuto farle consulti.
Però, però, mi ricordo bene tutto.
Visti dall'esterno loro erano per me la coppia di anziani perfetta, che sta insieme tutta la vita con amore, devozione, dedizione. Erano l'esempio che io portavo agli occhi del mondo, su come avrei voluto la mia vecchiaia, accanto alla persona amata.
Poi, lei un giorno si è seduta davanti a me nello studio, per farsi le carte, e la sua prima domanda mi ha ghiacciato.
"Quando muore mio marito?".
Credevo fosse preoccupata per la sua condizione di salute. Anche se di solito, la domanda di circostanza é : "Come starà mio marito?". Pensando di farle cosa gradita, davanti ad un tripudio di carte positive l'ho rassicurata sulla lunga resistenza fisica del suo amato consorte. Lei, indispettita e con le lacrime agli occhi, mi ha rivelato sbottando che la vita con lui era un inferno, lo era sempre stata, e lei non vedeva l'ora di rimanere vedova per rifarsi una vita.
Rifarsi una vita. A settant'anni suonati. Danzando allegra sulla tomba del marito.
Dovevo capire da dove arrivasse tutto questo astio covato e, devo ammetterlo, perfettamente nascosto.
Immaginavo scene inaudite di violenza domestica, un marito infedele e ubriaco. Anche se, da quello che sapevo, il marito era stato un medico rispettabilissimo prima della pensione, ligio al dovere, dotato di grande etica e moralità.
Lei mi rivelò che il suo matrimonio era stato infernale perchè il marito era geloso e quindi non le aveva mai permesso di intrattenere amicizie maschili. 
Probabilmente a questa rivelazione devo aver assunto la faccia di un punto interrogativo. Per carità, io non sono qui per giudicare, ma suppongo che i matrimoni infernali siano fatti di un'altra pasta. Come pure i mariti che si meritano mogli che di nascosto vanno dalla cartomante per contare con gioia quanti mesi di vita mancano al trapasso.
Come sono diverse le cose, viste dall'esterno. Persone insospettabili dalla doppia vita, con i vizi, i difetti e le perversioni più bizzarre. Siamo tutti angeli al pubblico, con un mostro nascosto sotto al letto, che di sera coccoliamo e nutriamo. Siamo tutti Dorian Grey con un dipinto nascosto in soffitta, siamo tutti Dottor Jekill con un antidoto nel cassetto.
Jung giustamente diceva che quanto più siamo luminosi e apollinei alla luce del sole, tanto più l'Ombra si allungherà ai nostri piedi.
Poi ripenso a una persona che conobbi, qualche tempo fa. Un ragazzone simpatico, affabile, allegro. Faceva il promotore finanziario per una illustre società. Di buona famiglia, cattolico, coi santini nel portafogli. Non che sia un grande indice di affidabilità questo, direte voi. Per la presentazione del mio secondo libro "Voodoo e Candomblè", dato che non poteva essere presente, si scusò regalandomi un vaso di cristallo, con un mazzo di fiori alto un metroemezzo.
Una persona squisita. Ecco, questa persona squisita sembra abbia appena ripulito un grosso industriale per l'importo di 5 milioni di euro.
Chissà, forse sono sempre i più insospettabili quelli che ci fregano. Oppure, scatta qualcosa dentro di loro e improvvisamente passano al Lato Oscuro.
Ci sto ancora lavorando sopra per capirci qualcosa.
Per ora, so solo che guarderò con sospetto chi mi porge il braccetto mentre incespico, o chi mi regala dei fiori senza motivo.





mercoledì 23 aprile 2014

PERCHE' LA CASA E' LA NOSTRA ANIMA



A Pasqua mi trovavo al tavolo coi parenti di mio marito, in un ristorante che, per servirci tutto il pranzo, ha iniziato alle 12.30 ed ha finito alle 16. Per non morire di tedio nelle lunghe attese, ho iniziato ad ascoltare una interessante conversazione di mia suocera (ebbene sì, sappiatelo, ogni tanto anche le suocere possono insegnarci qualcosa!).
Parlavamo entrambe delle case della nostra infanzia, e lei mi disse, con certezza, che la casa in cui siamo nati ci rispecchierà fino alla morte. Attenzione, però, non tanto e non solo il tipo di casa, quanto COME NEGLI ANNI ESSA SI TRASFORMA.
Che teoria affascinante, pensavo. Che il primo luogo in cui noi apriamo gli occhi al mondo, il primo pavimento che accoglie i nostri passi, le prime mura in cui eccheggiano i nostri vagiti porti con sè un segreto, un profondo mistero. Che una parte della nostra scintilla venga intrappolata tra le fessure, i mattoni e gli angoli, e lì rimanga per sempre. E per quante case cambieremo in seguito, per quanto gireremo i continenti e diverremo cittadini del mondo, per quanto saremo zingari, inquieti, scomodi gitani senza radici, la nostra prima casa sarà sempre lì, come un utero materno di calce e mattoni, arcate e giardini, pronta a rappresentare la nostra luminosa essenza.
Sembrerà una teoria azzardata, ma l'assunto di base del Feng Shui orientale è proprio questa forte corrispondenza tra l'uomo e la sua abitazione. E come scrisse magnificamente il noto filosofo libanese, più di un secolo fa:

"Prima di costruire dentro le mura cittadine, immaginate una dimora nel deserto.
Poiché come voi rincasate al crepuscolo, così fa il vagabondo che è in voi, sempre lontano e solitario.
La casa è il vostro corpo più grande.
Vive nel sole e si addormenta nella quiete della notte; e non è senza sogni."
(Khalil Gibran)

Così, ho chiuso gli occhi (l'abbuffata pasquale conciliava molto questo tipo di placide riflessioni), e ho ripensato alla casa che ha accolto la mia nascita ed i miei primi anni di vita.
E' una casa immersa nella verde Toscana, tra ulivi e cipressi, scossa dalla fredda tramontana d'inverno, e coccolata da vermigli papaveri d'estate. Io sono stata illuminata dalla luce delle candele, nei miei primi quattro anni di vita. Per una scelta esistenziale, i miei genitori decisero di vivere senza corrente elettrica (poi vi stupite che io sia originale).
Uno dei miei primi ricordi di vita è proprio il mio soffitto di legno, rischiarato dalla tremula e fioca luce delle candele. Forse anche per questo le amo così tanto. E' un pò come tornare a casa.
A cinque anni, per una serie di dolorose vicende familiari, la casa venne messa in vendita e mi trasferii a Torino.
Quello che successe in seguito alla casa, a ben riflettere, mi rappresenta davvero tanto.
La casa della mia infanzia venne acquistata da un signore tedesco, che probabilmente si portava nell'animo tanti fantasmi.
Per prima cosa, fece togliere quasi tutte le finestre, murando la casa e trasformandola in un bunker inespugnabile. E quello divenni anch'io, nella grigia Torino. Chiusa, timida, introversa, senza più la luce del sole di giorno e la luce delle candele di notte.
Passavo giornate intere a leggere, disegnare o fantasticare in solitudine. Avevo ben poche finestre che mi mettessero in contatto col mondo esterno.
Sono tornata a vedere la casa della mia infanzia dopo trent'anni. C'era un enorme aquila imperiale tedesca  in bronzo, affissa sul muro del cancello d'ingresso. Nessuno mi aprì la porta (ma come, non ricordavo quanto è difficile per gli altri accedere a me stessa?).
Testarda come solo un'aquila imperiale sa essere, piantonai la zona fino a che non feci conoscenza con dei gentilissimi vicini di casa, che ancora si ricordavano di me bambina.
Mi spiegarono che il nuovo padrone di casa era molto diffidente, e difficilmente faceva entrare gli estranei a vedere la casa, fossero anche stati i vecchi proprietari dell'immobile.
Eccomi, sono proprio io. Posso sembrarvi affabile, socievole, allegra, ma è davvero difficile per me aprirvi del tutto la mia casa interiore.
Chissà, magari quando saranno passati tanti tanti anni, e sarò anziana e vorrò ritirarmi tranquilla da qualche parte, andrò dal tedesco o da chi sarà in quella casa allora. La acquisterò e rimetterò tutte le finestre.
Farò rifiorire il pergolato, inviterò per una grande festa tutti i vicini di casa, e finalmente potrò coricarmi e chiudere gli occhi sentendo di nuovo la luce nel cuore.













 

lunedì 7 aprile 2014

MARINUZZA E I LIMONI

Marco Donatiello Photographer

Sono una splendida esoterista, sono una pessima donna di casa. Anche se nel mio libro "Feng Shui" inneggio all'ordine e alla pulizia della casa come primo veicolo di ordine e di pulizia dell'anima, io personalmente sono ancora lontana da questa perfezione orientale.
Da qualche anno, in compenso, ho avuto la fortuna di conoscere una santa donna di nome Marinuzza, che è diventata, per tre ore alla settimana, la mia signora delle pulizie, la mia colf, la mia ancora di salvezza contro il disordine domestico.
Marinuzza è una energica donna del sud, sui 65, è un folletto dai capelli neri e con la forza di un caterpillar.
Ha una peculiarità che la rende inoltre unica, preziosa, magica. E non è quando mi lava i colorati a mano a 70 gradi, facendo diventare lilla o rosa qualunque canottiera di mio marito. Non è neanche il suo spasmodico amore per la candeggina, che trasforma le mie amate gonnellone nere in zebrate juventine.
Marinuzza è magica perchè non fa mai, MAI, domande. Nè strane occhiate. Nè gesti timorosi. E non è poco. Non per una famiglia di esoteristi.
Perchè Marinuzza sa che sotto il letto ci sono delle scatole misteriose che non devono essere toccate neppure con la scopa. Sa che nei quattro angoli della casa sono appesi quattro sacchettini con materiale non identificato, e tali devono rimanere. Sa che a volte porto a casa delle confezioni con su scritto "Materiale VOODOO" grosso come una casa. Vabbeh che Marinuzza non sa leggere nè scrivere molto bene, e "compra la candeggina" diventa "copra candegina", ma suppongo che il termine Voodoo sia di facile comprensione.
Marinuzza sa che, nel retro della casa, c'è un tavolino con i Tarocchi perennemente appoggiati in ordine sparso, e statue africane appese ai muri, con corna e sguardi poco benevoli.
Sabato scorso Marinuzza mi ha stupito.
Dovete sapere che svolgo spesso un lavoro di stregoneria popolare, unito alla tradizione cabalistica, il cui principale ingrediente è costituito dai limoni. E' un lavoro magico che mi piace molto, serve a rilevare e annientare onde negative, fatture e malocchi delle mie clienti.
Ogni sabato mattina, Marinuzza mi vedeva tornare dal mercato con grandi quantità di limoni. Quando apriva il frigo, era tutto un fiorire di limoni come manco in Sicilia.
Una mattina Marinuzza ha preso il coraggio a due mani e, vedendo due kg. di limoni sul tavolo di cucina, mi ha chiesto se poteva prenderli e ritirarli in frigo. Timidamente ho risposto:"Eh, no, mi servono per un'altra cosa, devo portarli in negozio...." (La libreria Esotericamente di Torino, per chi ancora fosse all'oscuro).
Marinuzza mi ha guardato con un'occhiata furba, mi ha sorriso col suo sorriso senza denti e mi ha detto:
"Mi raccomando, Stella, non spendere tanto per questi limoni allora, non prenderli biologici che costano di più, tanto per quello che servono a te l'importante è che siano limoni e basta".
Adoro la complicità tra donne, anche se di generazioni e di livelli culturali diversi.
Adoro il fatto che la mia donna delle pulizie mi dia consigli anche sui limoni, e che sappia per cosa mi servono.
Penso che quando Marinuzza deciderà di andare in pensione entrerò in un profondo stato di sconforto.


lunedì 31 marzo 2014

NEW ORLEANS



Era il mio compleanno. Era un regalo promesso da tempo. Era l'occasione di toccare con mano quanto avevo scritto nel mio secondo libro pubblicato, "Voodoo e Candomblè". L'alibi ufficiale era prendere più materiale magico possibile, ottenere maggiori conoscenze esoteriche per aprire una nuova linea di prodotti.
Quando siamo arrivati all'aeroporto coi biglietti in mano, non avevamo più scuse. Partenza per NEW ORLEANS.
The Big Easy,  la terra in cui i Loah ancora camminano, la città in cui prosperano decine di negozi esoterici, in cui esistono tante veggenti e cartomanti da lastricarne una via intera. Tra ombrose paludi cariche di storie raccapriccianti sul cannibalismo, cariche di cimiteri, croci e alligatori, per bar affollati dove i neri suonano il jazz piu' nostalgico del mondo, a contatto con le migliori sacerdotesse voodoo che adornano i loro altari.
New Orleans, tappezzata ovunque di teschi, su magliette, opere d'arte, insegne, bottiglie di rhum, portachiavi, souvenir. 
Perchè il patrono di New Orleans  è Baron Samedi, uno degli dei più popolari del pantheon Voodoo. Signore dei cimiteri, insieme alla sua spettrale sposa Maman Brigitte, lui è l'immancabile scheletro con cilindro, giacca nera e occhiali scuri.
Baron Samedi controlla i crocevia tra la terra e i morti. E'  anche il Loah della resurrezione e per questa sua capacità è spesso chiamato per la guarigione da parte di coloro che sono vicini alla morte. Solo lui può accettare un individuo nel regno dei morti, e spesso restituisce alla vita i bambini, le cui guance rosee non tollera di veder ghermite dal buio eterno.
Camminavo finalmente nella terra in cui il Voodoo non è bandito, in cui viene visto per ciò che è, ovvero una religione, e non Magia Nera.  Senza alcuna forma di paura, fanatismo, superstizione. Ero nella terra in cui, nel mercato centrale, insieme alla frutta ed ai panini di polpette di granchio (spettacolari), vendevano bamboline voodoo con estrema nonchalance.
Sono andata nella casa in cui viveva Marie Levau, la più famosa sacerdotessa Voodoo del luogo, colma di altari ai vari Loah, con ogni tipo di offerte. Monetine, collane, bracciali, profumi, rhum, sacchettini, ossa...
Poi sono andata a pregarla, sulla sua tomba nuovamente piena di  monetine, collane, bracciali, profumi, rhum, sacchettini. Le pareti erano state incise con una tripla X praticamente ovunque. Esse sono come un omaggio, un saluto, un modo per dire: io ci sono, quì davanti a te, e il passaggio tra i mondi non è mai stato tanto sottile. Ascoltami, busso tre volte alla tua bara, benedicimi, proteggimi, donami il tuo favore.
Ho visitato decine di negozi esoterici, che lì pullulano e sono frequenti quanto i bar e i ristoranti. Con la complicità di mio marito, mio compagno di viaggio, li abbiamo letteralmente svaligiati. A breve, sappiatelo, aprirà una piccola linea di prodotti dedicati alla magia di New Orleans, dall'Acqua di Florida alle saponette legate ai Loah (che a noi possono sembrare una cosa buffa, ma lì si usano parecchio).
Ho conosciuto, e conversato ampiamente, con la più popolare sacerdotessa Voodoo ancora in vita: Miriam. Una simpatica e allegra donna nera sui cinquant'anni, dotata di un calore senza uguali, fondatrice dello Spiritual Temple Voodoo, luogo di culto pieno di altari e di serpenti, in cui lei officia giornalmente, nonostante l'invadenza dei turisti.


Ho visitato le paludi Bayu, in particolare le Munchac, teatro passato di orrori quali il cannibalismo, lastricate di croci per colpa di una inondazione di parecchi anni fa.
Ho visto una delle vie più centrali della città lastricata di cartomanti e veggenti. Ogni metro ce n'era una, col suo banchetto, le sue carte, sfere, conchiglie, incensi e pietre.
Ho visto ossa di orso, lupo, coyote, cervo; denti, zampe e teste imbalsamate di alligatore, vendute insieme a cristalli e pietre burattate.
Ho ammirato la placida tranquillità del Mississippi, solcato dai battelli in una giornata di sole; e il misterioso silenzio del Mississippi, in un giorno in cui la nebbia saliva dalle acque e sembrava volesse inghiottire nuovamente la città intera.


Ogni notte e ogni mattina ero svegliata dai terremoti. Le falde acquifere sottostanti la città sono state da tempo svuotate, creando una serie quotidiana di piccoli terremoti di assestamento, a cui gli abitanti non fanno neanche caso (bellissima la conversazione con la ragazza della reception dopo la prima notte: "Ma stanotte c'è stato un terremoto!!!". Sua risposta: "Un terremoto? Che terremoto?").
C'è una cosa che però, girando per la città, mi ha fatto riflettere. Sono entrata una sera in uno dei ristoranti locali più carini del centro. Vado alla toilette per incipriarmi il naso, e noto che tutti i muri del bagno sono tappezzati di Vevè. I Vevè,  per chi ancora si fosse perso il mio libro "Voodoo e Candomblè" in cui lo spiego esaustivamente, sono i disegni rituali che permettono agli Dei del pantheon Voodoo di discendere tra di voi. Sono sigilli magici, potenti e vibranti, insomma, non sono una cosa da prendere alla leggera. Mi immagino quegli sfortunati Loah quando si sono sentiti richiamati dalla toilette di un ristorante. Mi stupisce che il locale, e l'edificio intero, siano ancora in piedi.




Perchè è proprio lì che volevo arrivare. New Orleans è bellissima, magica, lascia senza fiato. Però forse ha fatto un errore. Forse ha reso certe cose troppo commerciali. Per ogni maglietta con il Vevè di Baron Samedi che viene venduta ad un sorridente, pacioccone e ignorante turista americano; per ogni portachiavi, vino, o salsa di tabasco con il glifo di Samedi con teschio e tuba, e l'immancabile scritta "Voodoo", ovunque, che si tratti di pubblicizzare un ketchup piccante o un cocktail estremamente alcolico.

E poi, con gli occhi della mente, ho immaginato il Barone dei cimiteri rialzarsi dalla terra, stanco di farla tremare senza essere nemmeno più percepito, stanco di dover far finta di non vedere, attraverso i suoi occhiali da sole con una lente sola. L'ho visto alzare il suo cilindro fino al cielo, l'ho visto allearsi con le forze del vento e dell'acqua, nella terribile data del 29 agosto 2005, quando la forza della natura, a cui era stato dato un curioso nome di donna, Katrina, fece inginocchiare la superbia di uomini che volevano giocare a vendere gli Dei.
Cito nuovamente "Voodoo e Candomblè":


"Nel Voodoo, i Loah abitano le acque sotterranee.
Questo significa che le entità afroamericane sono estremamente legate alla Terra e ai suoi bisogni. Gli Dei sono vicino a noi. Non sono arroccati in un lontano Olimpo, non ci osservano dall’alto di un iperboreo cielo. Al contrario, percepiscono il rumore dei nostri passi, conoscono le strade che percorriamo, respirano la scia di emozioni che ci portiamo dietro.
Sono presenti, veloci, terreni. "

Dopo oltre dodici ore di volo, sono tornata a casa, nella terra in cui i Loah non sono ancora così forti da far tremare la terra e decidere del destino dei suoi abitanti. Ne sono stata in parte sollevata... e in parte ho provato nostalgia.









sabato 8 marzo 2014

TI AUGURO

Ti auguro di trovare in te la dolce stabilità di Parvati, Dea indiana, figlia della stabilità delle montagne,
paziente e benevola consorte di Shiva.
Ti auguro di percepire nell'anima anche la battagliera ed inquieta Morrigan, la triplice Dea celtica che compare, nera come un corvo e profonda come la morte, sui campi di battaglia.
Ti auguro la caparbietà e la costanza di Iside, che, accecata di lacrime per aver perso il suo sposo, raccolse i suoi pezzi sparsi per tutto l'Egitto e con la Magia dell'amore più grande riuscì a concepire da lui un figlio divino.
Ti auguro la candida ingenuità di Persefone, la Dea - fanciulla dalle guance pallide come alabastro, che imparò a governare un regno sotterraneo.
Ti auguro inoltre la materna pazienza di sua madre Demetra, che per sei mesi all'anno vive con l'assenza della figlia nel cuore.
Ti auguro di trovare in te la furba civetteria di Oshum, la brasiliana Dea dell'amore, ricoperta di oro e miele, Signora dei dolci inganni.
Ti auguro la furia combattiva di Sekhmet, Colei che è potente, Dea egizia dal volto di leone che spande, negli aridi deserti, il suo alito di fuoco per punire i nemici che non si assoggettano al volere divino.
Ti auguro la saggezza della romana Minerva, arguta e limpida di pensiero, capace di guarire e ferire allo stesso tempo.
Perchè ogni donna è anche una Dea. Anzi, è tutte le Dee che nei secoli l'hanno guidata e protetta.
Ogni donna che conosco ha nel suo cuore e nel suo grembo la luce brillante del Divino.
Auguro a tutte voi, oltre che a me stessa, di vivere sempre senza nascondere o rinnegare l'arcaico mistero dell'essere Donna, e di far discendere in questo mondo terreno le antiche Dee.





venerdì 7 febbraio 2014

L'ACQUARIO MALEDETTO



Qualche tempo fa ho preso una stoica decisione. Comprare un acquario. Sarà che, mentre scrivevo "Feng Shui - Architettura dell'Anima", decantavo ampiamente le qualità sottili dell'acquario, che nei Paesi d'Oriente sembra apportare fortuna e ricchezza, in quanto potenzia l'elemento Acqua.
Così, portafogli alla mano, ho acquistato una vasca con un bellissimo pesce combattente maschio, due femmine combattenti (ammiccando, il commesso dell'acquario mi confessava quanto i combattenti maschi amino l'harem,ed entrino in profonda depressione se non hanno almeno un paio di partner a disposizione).
Poi nel regno del combattente maschio occorrevano i servitori, ovvero i pesci pulitori dell'acquario, di due specie diverse. La sabbia doveva essere scura, e necessitava anche di alghe e anfore per premettergli di nascondersi e fare agguati, grandi e nobili passatempi del pesce combattente.
Ripescai dal cassetto un'anfora regalatami dalla suocera, che nel nuovo acquario pareva un bijoux.
Tutto perfetto.
Tranne per il fatto che il mio acquario si rivelò, nell'immediato, essere stato maledetto da qualche antica divinità pre-poseidonica.
Il maschio combattente, che era la star dell'acquario, attorno a cui tutto ruotava, perse tragicamente la vita dopo poche ore. Il giorno dopo, uno dei pesci pulitori decise di suicidarsi saltando fuori dall'acquario.
Il terzo giorno, un altro pesce decise di passare a miglior vita, e lo vidi tristemente galleggiare a pancia all'aria.
Dentro di me serpeggiava un silenzioso presentimento. Non so se avete presente la scena iniziale del film horror "Poltergeist" (che mi traumatizzò nell'infanzia). La scena iniziale mostrava un pesce rosso che moriva nel suo acquario e veniva gettato nel water. Io, che l'acqua del water l'avevo già tirata tre volte, cominciavo a immaginare strane negatività. Una mia amica sul web, il giorno dopo se ne uscì scrivendo una roba del tipo: "In questi giorni tutte le donne a me spiritualmente collegate e affini stanno subendo un lutto. Chissà cosa sta succedendo?".
Ripensavo alle dinamiche della magia popolare, secondo cui quando una maga, o una strega, è sotto attacco magico, i primi ad ammalarsi e a morire sono i suoi famigli, ovvero i suoi animali domestici.
Già stavo aprendo il libro nero dei miei nemici e presunti tali, per iniziare un ciclo distruttivo di ritorno delle fatture al mittente, quando decisi di fare un salto anche dal rivenditore dell'acquario, giusto per escludere ogni causa razionale. Il negoziante analizzò l'acqua dell'acquario e mi rivelò, senza ausilio di carte o pendoli, chi aveva procurato la morte dei miei pesci. Mia suocera. Ebbene sì. Quell'anfora, da lei regalata, aveva una letale concentrazione calcarea, che avrebbe ucciso persino piranha, torpedini, scolopendre e squali.
L'anfora maledetta della suocera.
Ci sto ancora ridendo sopra. Ho tolto l'anfora, cambiato l'acqua, sostituito i pesci, disposto uno scaramantico teschio nell'acquario, dentro cui il mio nuovo maschio combattente ama andare ad infrattarsi, anche con le sue due mogli, ogni tanto. Eros e Thanatos.
Tutto ciò fa molto acquario maledetto.




lunedì 27 gennaio 2014

COSA AMO DEL MIO LAVORO



Cosa amo del mio lavoro, anzi, dei miei innumerevoli lavori riassumibili col generico termine "esoterista".
Amo accendere le candele, e vedere che il mio studio con le pareti azzurre si ammorbidisce, diventa quasi liquido, per contenere e avvolgere le violente maree emotive delle mie clienti.
Amo bruciare l'incenso, e seguire con gli occhi le mutevoli volute. Mi piace chiudere un attimo gli occhi e respirarlo, ho l'impressione di elevarmi anche solo con questo gesto così semplice.
Amo, quando devo svegliarmi alla prima ora magica, ovvero all'alba, per compiere un rituale di Magia Salomonica, vedere la città trasformata. Quella che abitualmente è la via più centrale di Torino, gremita di gente, all'alba è completamente deserta. Solo alcuni baristi stanno spostando il dehor, con le serrande ancora a metà. Il cielo a quell'ora è ancora scuro, e sta decidendo se accogliere la luce del sole, o dormire ancora un pò. Apro la porta del negozio, accendo una sola luce e scendo le scale, al termine delle quali il mio piccolo tempio, un Athanor, è già sveglio come me, e pronto a mettermi in contatto con le entità che invocherò.
Amo quando una cliente di cui non ricordo più il volto, che non vedo da mesi, si siede davanti a me ed esordisce con la frase: "Stella, quello che hai detto si è avverato tutto". Amo un pò meno quando scopro che quello che si è avverato era soprattutto qualche evento spiacevole.
Amo quando mi chiedono di scrivere una dedica sul mio libro appena acquistato, e io inizio a scriverci un tema.
Amo il fatto che questo lavoro non è in grado di annoiarmi, e credo che non mi annoierà per i prossimi cinquant'anni.
Amo il fatto che le persone mi raccontano subito la loro vita più nascosta e segreta, i loro più inconfessabili desideri e pensieri. Spesso, so più cose io su di loro di qualunque altra persona gli sia vicina. Amo, quindi, l'immensa fiducia che mi viene quotidianamente concessa.
Amo il cappuccino schiumante, tra un consulto e l'altro, che mi scalda la gola e mi impedisce di perdere la voce.
Amo l'allegra confidenza che si instaura, durante un giro di carte o un corso di Tarocchi. Amo fare qualche battuta, ridere e far ridere. Perchè secondo me l'esoterismo è luce, gioia, allegria, complicità.
Amo quando un editore decide di pubblicarmi un libro, all'incirca in questo periodo dell'anno, e anche quest'anno è successo.
Amo quando scopro qualcosa di nuovo, parlando con qualcuno che ne sa più di me, o leggendo un libro particolarmente interessante. E mentalmente penso al modo di inserire questa nuova informazione all'interno di un corso, di un seminario o di un libro.
Amo preparare un evento, amo contattare le persone che vorrei che partecipassero, amo preparare la scaletta su come si svolgerà la serata.
Amo gli specchi del negozio, che riflettono la mia immagine vestita di scuro. Amo varcare quella porta, e trovare sempre qualcuno da salutare e con cui scambiare due chiacchiere.
In ultima analisi, amo decisamente tanto il mio lavoro.





venerdì 24 gennaio 2014

LA CARTOMANTE MI HA MALEDETTO!!!

Marco Donatiello Photographer

Esiste una leggera forma di psicosi, che ogni tanto attanaglia le mie clienti, oppure le persone di passaggio dal negozio.
Non è una cosa che emerge all'inizio del consulto, ma, una volta scaldata sulle domande principali, la mia cliente timidamente confida il suo cruccio.
A volte, io sono la prima cartomante/maga/consulente esoterica/psicologa con cui chi varca la porta del negozio ha a che fare.
A volte no.
In questi secondi casi, la mia cliente inizia a confidarsi dicendomi che prima si faceva seguire dalla Maga Tal dei Tali. Già solo per capire a chi si riferisca ci vuole un notevole sforzo. Noi operatori dell'occulto amiamo i nomi strani, è tutto un fiorire di divinità dell'epoca romana, costellazioni e altri termini difficilmente pronunciabili. Da una che si fa chiamare "maga Lilith", ti aspetti una sorta di giovane ed affascinante donna, di origini ebree, coi capelli rossi e lo sguardo perfido.
Invece scopri che la maga Lilith è una sorta di matrona napoletana ultrasessantenne col porro sulla guancia in stile Blavatsky. Magari è la sua reincarnazione, va a sapere. (Magari! in tal caso, mi rivolgerei pure io alla Maga Lilith!).
Che poi, lo so, io gioco in casa, perchè Stella è davvero una parte del mio nome.
Comunque, la mia cliente mi confida di essersi precedentemente rivolta ad un'altra cartomante. I casi sono quattro. O le due sono rimaste in buoni rapporti di amicizia, e io devo solamente confermare, o dissentire, dai pareri dell'altra cartomante.
Oppure, la cartomante ha "spennato" la mia cliente, e lei al quarto stipendio dilapidato in tal modo, senza vedere il risultato ottenuto, ha deciso di cambiare aria.
Oppure ancora, la cartomante è in ospedale, inferma e dolorante (è la vecchia guardia, d'altronde), e scruta con astio profondo le clienti che giungono al suo cappezzale coi fiori, sperando in cambio in un giro di carte tra una flebo e un pappagallo.
L'ultima opzione, quella che voglio approfondire oggi, riguarda un dubbio lacerante. Che la vecchia cartomante/maga/porrosulnaso abbia maledetto la mia cliente.
Per carità, magari i mezzi per farlo ce li aveva pure: dalle fotografie, alla data di nascita, ai peli delle orecchie della mia cliente, non manca niente. Anzi, forse una cosa sì, una cosa manca: il Movente.
Perchè una consulente che passa già il suo tempo tra bamboline, spilloni, limoni, candele e incensi deve pure prendersi la briga di macchiarsi il karma e spendere soldi in materiali magici per maledire qualcuno nel tempo libero?
E se proprio decide di maledire qualcuno aggratis, perchè quel qualcuno dev'essere la mia cliente? Suppongo che ogni maga abbia già le sue antipatie personali, dalla suocera pettegola, alla maestra che ha sospeso suo figlio, al commerciale di Pagine Gialle, a cui deve dei soldi. E' vero, non ve l'ho mai detto. Sapete perchè le inserzioni su Pagine Gialle costano molto di più ad una maga piuttosto che ad un salumiere o un idraulico? Perchè le maghe appartengono alla categoria che maggiormente scompare senza aver saldato la fattura. Quindi, le rare maghe che pagano l'inserzione, la trovano a prezzo maggiorato per colmare le lacune delle colleghe latitanti. Me lo confidava, con sguardo risentito, proprio un commerciale di Pagine Gialle, qualche anno fa.
Comunque, dicevo, una maga, se proprio deve maledire qualcuno, punta ai suoi nemici, non alle sue clienti.
Quindi, se qualche mia cliente  ha mai nutrito questo dubbio su di me, ora può dormire sonni tranquilli. La vostra cartomante di fiducia non ha intenzione di maledirvi, nè oggi nè mai.


lunedì 6 gennaio 2014

ATTENTI ALLA BEFANA!

Io vi metto in guardia. Lo so, è già tardi, ed il danno sarà già avvenuto. Prometto, l'anno prossimo, di essere più solerte e di avvisarvi per tempo.
Perché dovete sapere che, nel centro Italia, in Toscana in particolare, i miei antenati in questo giorno avevano una curiosa tradizione.
Era usanza credere che, la persona che avrebbero incontrato per prima, nella mattina del giorno della Befana, avrebbe reso fortunato o infausto tutto l'anno a venire, fino alla vigilia dell'Epifania successiva.
Se, al momento del risveglio o subito dopo, si fosse incontrato un uomo, o un giovane, un ragazzo, l'anno sarebbe stato propizio.
Se, al contrario, si fosse incontrata una donna o una ragazza, l'anno a venire sarebbe stato infausto e sfortunato.
Stessa sorte, se la prima persona che varcava la soglia di casa fosse appartenuta al genere femminile.
Chissà, forse si credeva che, in questa giornata, alle donne e alle fanciulle venisse donato il prezioso potere della magia. Solo per un giorno e una notte, il tempo di volare a cavallo di una scopa, di maledire con lo sguardo qualcuno che se l'era meritato, di sentirsi un pò Strega.
Per poi tornare, al calare delle tenebre, alle proprie dimesse occupazioni domestiche, tra lo strattonare alla gonna di un figlio, e un bollito che cuoce in pentola.
Gli antenati della mia terra erano così ligi a tale tradizione, che chiedevano alle loro compagne ed alle loro figlie di non varcare neanche la porta di casa per uscire all'esterno. Quello era il giorno delle Streghe, dopotutto. Niente di buono poteva capitare ad una donna che usciva per strada a raccogliere quelle voci sussurrate nel forte vento della Tramontana. Ed ogni porta a cui ella avrebbe bussato, difficilmente si sarebbe aperta. Nessuno la avrebbe accolta volentieri, nel giorno in cui uno sguardo femminile è capace di maledire, paralizzare, recare sciagura.
Che cosa buffa, se penso a quello che è diventata oggi la festa della Befana, con calze e calzettoni ripieni di dolci per i bambini.
Una tradizione molto più dolce, piemontese e non solo, fa nascondere dalle mani di una donna una fava all'interno di una focaccia zuccherina. Ogni componente della famiglia ne mangerà una fetta, esprimendo silenziosamente un desiderio. Chi troverà la fava, se saprà conservarla nella propria tasca senza mai perderla, vedrà realizzato il desiderio che aveva chiesto.
A me piace ricordare ed onorare queste antiche tradizioni giunte a noi.
Appena mi sono svegliata, stamattina, ho fatto in modo di incrociare, per primi, gli occhi di mio marito.
E se qualcuno frugasse nelle tasche del mio cappotto, ci troverebbe dentro la fava dell'anno scorso.


Marco Donatiello Photographer