venerdì 31 maggio 2013

LA TERZA AZIONE MAGICA

Dopo aver affrontato le prime due azioni magiche, ovvero Volere e Sapere, oggi tocca alla terza azione che qualunque Magus conosce: Osare.
Corrisponde all'elemento Aria, che porta come simbolo, nella tradizione esoterica classica, una Spada.
Immaginatevi un nobile cavaliere che rotea e brandisce la Spada scintillante del suo prezioso intelletto, nell'aria. Percepite il suo coraggio, la sua voglia di osare, oltre le leggi della natura, oltre le regole della società.
Perchè una persona che si avvicina all'esoterismo deve osare, eccome.
Soprattutto in Italia, con il Vaticano in casa. Un esoterista deve sfidare le convenzioni sociali, i giudizi e i pregiudizi.
Perchè si troverà sempre, sempre davanti qualcuno che non capirà le sue scelte, il suo credo, le sue convinzioni. Ci sarà sempre qualche fanatico, o qualche ignorante, che lo additerà o deriderà. Ci sarà sempre qualcuno a cui non potrà aprire totalmente il suo cuore.
Osare significa andare oltre la paura dell'emarginazione, della solitudine, dell'incomprensione.
Osare significa compiere un percorso spirituale che si sente proprio, vivo, pulsante, nelle viscere. Un percorso che ci chiama durante la notte, tramite i sogni; un percorso che sussurra il nostro nome quando siamo svegli e sappiamo che, se non lo seguiamo, ci sentiremo irrimediabilmente persi a noi stessi, vuoti, incompleti.
Osare significa inoltre continuare il nostro cammino magico, anche se qualcosa ci ha spaventato. Quante ragazze hanno smesso di fare le carte o prevedere il futuro perchè hanno visto, in anteprima, la malattia o la morte di un loro caro? E' normale che accada, gli eventi negativi della vita hanno un'energia più densa, più scura, più facilmente rilevabile con la divinazione o la veggenza.
Abbiate coraggio. Osate. La paura passerà, con la dimestichezza e con l'abitudine.
Qualche mese fa parlavo con una amica, una signora dai bellissimi capelli rossi che si interessa, da anni, di magia naturale. Si fa chiamare Rhea. Era sposata ad un uomo molto cattolico, che non ha minimamente compreso la sua spiritualità. Abitavano in un paesino sperduto, qualcosa di molto simile a quello del film "Chocolat". Dopo il divorzio, lui le ha fatto una tale terra bruciata che nessuno, nel paese, le rivolgeva più la parola. Era vista come la strega malvagia, la satanista, quella che a mezzanotte mangia i bambini. Nessuno la voleva come cliente. Per anni, anche solo andare dal farmacista o far venire un idraulico in casa erano cose al limite dell'impossibile per lei. Le sole persone con cui riusciva a parlare, erano alcuni amici della figlia, successivamente rimproverati e allontanati dai loro genitori.
Quando sento queste storie agghiaccianti, penso che l'Inquisizione non è mai, davvero, terminata. Non per tutti, non ovunque.
Questa donna coraggiosa però ha continuato ad Osare essere se stessa. Appena ne ha avuto la possibilità, ha cambiato città, ha trovato un lavoro, ha conosciuto persone come lei. Ora la potete incontrare come il prezzemolo, a quasi qualunque evento esoterico degno di nota, circondata da decine di amici.
Osate essere voi stessi, sempre. Non traditevi mai.



Rhea

giovedì 30 maggio 2013

LA SOGLIA DI SOPPORTAZIONE


Dicono che non esistano differenze tra i sessi. Palle. C’è una primo, irrimediabile abisso tra il genere maschile e quello femminile: la soglia di sopportazione al dolore.
Non esiste altra razionale spiegazione al fatto che, se mi prendo una bella influenza, stoicamente stringo i denti, mi alzo e vado avanti.
Se è mio marito a prendersi l’influenza, comincia a lamentarsi come un malato terminale senza morfina. A volte, avvicinandomi al suo capezzale, ho la tentazione di esclamare: “Lazzaro, alzati e cammina” per testare i miei poteri taumaturgici. Alla visione di una larva umana avviluppata in qualcosa di molto simile ad un sudario, che risponde ancora al nome di mio marito, vengo colta da un immane senso di caritatevole pietà. Al chè, il mio istinto mi porterebbe a ricoprire di kerosene la straziante vittima e darle fuoco, per alleviare le sofferenze. Poi mi sopraggiunge il ricordo che in Italia tale pratica risulta proibita, viene chiamata “omicidio volontario”, e io passerei per la neo vedova che aspira ad ereditare la libreria Esotericamente.
Così, spengo il fiammifero e gli porgo il tachifludec.
Torniamo alla soglia del dolore. Chi ha superato i 15 anni, non ne ha ancora 50 ed appartiene al mio stesso genere, sa già di cosa sto per parlare. Il ciclo. Il treno. Il marchese (mai capito perché chiamarlo così). Gli altri diecimila termini assurdi li salto. Almeno un giorno e una notte di feroci tarantolamenti  al basso ventre. Una volta al mese. Anche solo per tale motivo, penso che ogni donna dovrebbe essere canonizzata e santificata alla stregua di Padre Pio. Ah, già, lui aveva le stimmate. Uno pari.
Per non parlare dei dolori del parto. Io, che ho avuto un parto naturale e privo di problemi, sono entrata in travaglio alle 5 di notte e ho partorito il prezioso erede della libreria Esotericamente alle 4 del pomeriggio. L’ora del the coi pasticcini, per intenderci. Prima, probabilmente, gli sembrava troppo presto per uscire, conoscendo il tipo. Immaginatemi a gridare come una cantante lirica al suo primo debutto, per due ore consecutive. Non entro in altri dettagli per rispetto delle mie coraggiose lettrici del blog che ancora hanno intenzione di fare un figlio, prima o poi.
L’uomo, in tutta questa faccenda della procreazione e della nascita, ci mette la parte più piacevole, poche storie. Chi si trova le caviglie gonfie come un elefante, la sciatica e il fiato corto, il corso pre-parto e la suocera onnipresente, siamo noi.
Oltre alla soglia di sopportazione del dolore, le donne sono campionesse in un’altra cosa. La soglia di sopportazione agli uomini stronzi. Lì sono imbattibili. Primo posto sul podio.
Ultimamente mi sono imbattuta in due casi umani che paiono due barzellette.
Nel primo, lei esce con un suo ex, che sapeva già sposato con un bimbo. Vabbeh, ci esce senza impegno, un po’ come due buoni amici. Lui la pressa, lei lo ferma. La serata trascorre senza che accada niente di compromettente. Dopodichè, lei torna a casa e va a dare una sbirciata su Facebook sul profilo della moglie di lui. Benedetto Facebook, non ci fossi bisognerebbe inventarti. Sapete cosa scopre? Che la moglie, quella mattina stessa, aveva partorito il secondo figlio di lui. E lui, quella sera, dato che la moglie era in ospedale, ha pensato bene di regalarsi una libera uscita con l’ex.
Mamma che brividi.
La seconda barzelletta riguarda un’altra, sfortunatissima donna, che si innamora dell’uomo sbagliato. Tutto comincia con un’entrata trionfale nel negozio di lei, con un mazzone di rose rosse e un sorriso sfolgorante. Tutto finisce con lei che si ritrova senza carta di credito, con un ammanco di circa 7.000 euro.
Era uscito anche un film che rende l’idea per il titolo: “Uomini che odiano le donne”.
Riassumendo, in lunghi anni di onorata carriera trascorsi a raccogliere confidenze sentimentali, ho notato una cosa: le donne hanno una sopportazione davvero, davvero alta.

Ma quando dicono basta, non ce n’è più per nessuno.

mercoledì 29 maggio 2013

VEGGENZA

Marco Donatiello Photographer


Ieri ho svolto un consulto per una cliente che ha sollevato una domanda intelligente: dove finisce la veggenza, dove inizia la follia?
Lei mi parlava di una sua esperienza personale, in cui, in passato, percepiva una sorta di "voci", inizialmente benevole, poi più negative.
Penserete, il solito evento psicotico. Però queste presunte "voci" avevano effettuato previsioni dettagliate su amici a lei vicini, e queste previsioni si erano, in larga parte, verificate.
Penserete, sarà una coincidenza. Forse sì, forse no.
Quando mi faccio queste domande, penso sempre al simbolismo di uno dei più begli Arcani Maggiori: la Luna, l'Arcano XVIII.
La Luna rappresenta il percorso che ogni esoterista deve svolgere. Perchè il nostro non è un lavoro rischiarato dalla luce del Sole. Il nostro è un lavoro notturno, rischiarato da una luce più debole, la luce argentea della Luna. Sotto i suoi raggi, le ombre diventano giganti. Nell'esoterismo, niente è mai del tutto chiaro. Non esistono lampanti episodi di causa ed effetto, documentati e razionali, nero su bianco, come la luce del giorno vorrebbe. Nel nostro lavoro, ogni cosa è una ipotesi, una sensazione, una impressione. Trattiamo le leggi sottili e invisibili dell'universo. Nulla, nel nostro lavoro, potrà mai essere del tutto chiaro, svelato, rivelato.
Analizziamo l'Arcano della Luna.
Dal mare del caos e dell'indistinto del nostro inconscio emerge un grosso crostaceo rosso, che deve, con le sue chele aguzze, operare una sorta di "rimozione" sui nostri ricordi, scindendo ed eliminando quelli che rappresentano una pesante zavorra del passato, da quelli che possono tornarci utili nel nostro presente.
L'esoterista deve tuffarsi a piene mani nel suo inconscio e nei suoi demoni. Riemerso da quelle oscure e tumultuose acque, percorrerà poi il sentiero dell'Occulto. Questo percorso è sorvegliato da molteplici Guardiani, rappresentati da due cani e da due Torri. Senza entrare nel dettaglio del loro simbolismo, voglio farvi riflettere su questo punto. A cosa servono questi Guardiani? Che ruolo hanno? Cosa devono preservare e proteggere, posti lì, ai margini del sentiero dell'esoterista?
Devono preservare la sua lucidità. Se egli si allontanasse dal sentiero tracciato, finirebbe preda della follia. Perchè la luce lunare rende ogni cosa vera. Perchè è facile perdere la ragione in un territorio dove un'ombra può rappresentare uno spettro, un vampiro, una larva, oppure semplicemente l'ombra di un ramo riflessa sulla finestra di casa.
Perchè è così comune il delirio a sfondo religioso e spirituale, nei soggetti psicotici? Perchè spesso si tratta di persone dotate anche di grande cultura e preparazione esoterica? Forse hanno fatto qualche passo di troppo in quel brullo territorio lunare, e i Guardiani non sono stati così veloci nel farli tornare indietro in tempo...
L'unico consiglio personale che posso dare, per evitare di soccombere alla follia in un territorio tanto misterioso, è quello di portarvi dentro anche un pò di Sole. E' la carta successiva alla Luna in fondo, è l'Arcano XIX.
E' bello discendere nelle oscurità dell'esoterismo, ma è bello anche, ogni tanto, staccare un pò la spina. Fare qualche bella passeggiata, di giorno, tra la natura. Occuparsi di qualche incombenza, o lavoro, più razionale.
Ridere, svagarsi, guardare la Tv con un bel pacco di patatine davanti. Leggere qualche fumetto stupido, frequentare qualche amico più leggero e superficiale.
Perchè siamo esseri composti di Luce e di Ombra, non dimentichiamolo...



martedì 28 maggio 2013

LUOGO DI SVAGO PER CARTOMANTI

Sandokan




C’è un luogo, dove le povere cartomanti esoteriste vanno a svagarsi nel fine settimana.

Quel luogo porta il nome di Padiglione 14. E’ la vecchia sede dell’ex manicomio di Collegno.
Luoghi normali, io mai.
Negli anni passati, ho organizzato anche qualche seminario ed evento, di giorno, complice l’amicizia con il gestore, Tommy, e la sua bellissima ragazza Jessica. Tra i due, non ho ancora capito chi abbia i capelli più lunghi.
Penserete: ma come? Proprio in un ex manicomio devi organizzare i tuoi eventi? In realtà era anche per affinare la sensibilità dei partecipanti, giuro che più di una persona ha visto o sentito qualcosa…
È normale, in un luogo che ha vissuto tanto dolore, ed in cui le forme pensiero sono così intrise di delirio e follia, percepire qualcosa. Persino i più scettici e razionalisti sono tornati a casa con un brivido sulla schiena.
Percorrendo il lungo salone centrale si viene pervasi da una strana agitazione, come se un mondo parallelo elettrico e nefasto fosse compenetrato al nostro. Ed in effetti, proprio lì si svolgevano gli elettroshock.
La cosa più curiosa è che spesso, anche di giorno, il luogo attira personaggi un po’ strani. Come dice sempre Jessica, vengono come attratti da qualche forza misteriosa, forse, chissà, si sentono un po’ a casa. A volte mi chiedo se anch’io vengo attirata da quel posto nelle vesti della psicologa razionale o dell’esoterista irrazionale. Probabilmente un po’ tutte e due.
Ma l’attrazione principale del Padiglione 14 non sono i capelli lunghi 1 metro di Tommy o l’energia nefasta. L’attrazione principale risponde al nome di Sandokan. Immaginatevi un vecchio di 70 anni, a torso nudo, con una fascetta da hippie tra i capelli bianchi, che balla, si scatena, rotea, salta come un incrocio tra un novello Nureyev e un provetto di rock acrobatico. Una sera, giuro, è saltato sulle inferriate della finestra, ha bloccato le gambe tra le sbarre e ha iniziato a fare gli addominali lì sospeso, nel vuoto, ad una altezza di circa due metri.
Vi chiederete quale strana sostanza possa assumere per fare queste cose. L’ho chiesto, a Tommy. Niente. Non beve neanche un sorso d’acqua.
Una sera Sandokan mi ha fatto ballare con lui, sul palco. In quel momento pensavo che mi sarebbe davvero piaciuto, avere un nonno come lui.
Al Padiglione 14 faccio sempre strani incontri. Una sera c’era uno strano tizio con un impermeabile chiaro che insidiava, senza successo, una mia amica. Poi, è toccato ad un ragazzo che volteggiava con una strana mantella da spaventapasseri (e puzzava un po’ di aglio) e chiedeva insistentemente se io e la mia amica stavamo insieme. (?).
Ma la vera rivelazione mi è stata data da Giga. Giga, diminutivo di Gigante, è un ragazzone alto più di 2 metri che ha trascorso gran parte della sua adolescenza nel nostro negozio di esoterismo. Interessato all’odinismo e a diecimila altre cose, l’avevo perso un po’ di vista ultimamente.
E me lo ritrovo lì, sul palco. Totalmente irriconoscibile. Con una bellissima voce profonda, un’ottima presenza scenica, una cresta e un trucco verde fosforescente che illuminava a giorno il palco. Ho scoperto che ora suona nei Shade of Red.
Insomma, riassumendo, se non sapete dove andare a ballare nel weekend, abitate a Torino e non volete correre il rischio di annoiarvi, un salto al Padiglione 14 fatelo.








lunedì 27 maggio 2013

IL RITORNO DELLE ANIME



Una notte di tanti anni fà ho fatto un sogno.
Era così particolare. Cavalcavo su una radura dalla terra scura. Non ero sola. Al mio fianco mio marito, e, vicino a lui, un altro uomo che conosco e che, in qualche modo, fà parte della mia vita. Galoppavamo sulle colline dalla rada vegetazione. Nel sogno, sapevo che entrambi erano i miei fratelli. Eravamo nati in Mongolia, stavamo tornando a casa. Ci fermavamo davanti ad una bassa e larga tenda, più simile ad una casa. Il suo nome, l'ho scoperto ieri, è Yurta. Mio fratello mi spingeva avanti, dicedomi di andare da lei. Io scostavo una tenda di pelle e me la trovavo davanti. Mia madre. Che non era la mia madre reale, quella biologica che mi ha messo al mondo. Era un'altra donna. Mai conosciuta nella realtà. Di una dolcezza sconvolgente. E quando, nel sogno, i nostri occhi si sono incrociati, ho riconosciuto il suo eterno affetto per me, mi sono messa a piangere e mi sono svegliata inondata di lacrime.
Io stessa, psicanalizzandomi, riconosco che quel sogno era compensatore, per la mia odierna difficoltà con le figure materne.
Però, non so come spiegarlo, quello non era un sogno normale. E io per prima non saprei come altro dirlo. Era come il frammento perduto di un'altra vita. Era troppo intenso, coinvolgente, vero, per poterlo relegare ad un semplice evento onirico compensatore. Mi ha lasciato nel cuore una speranza, quasi più simile ad una certezza, di avere davvero vissuto prima di questa vita.
Premetto, io credo fermamente nella reincarnazione. Credo nella legge del Karma, credo in un ritorno delle anime ad una dimora terrena, dopo aver oltrepassato il fiume dell’oblio e aver deciso di tornare indietro, su questa brutale e scura terra.
Praticamente tutte le religioni credono nella reincarnazione. Compreso il Cristianesimo, prima del concilio di Nicea.  Chi abolì il concetto di reincarnazione dal Cristianesimo originale non fu un sacerdote o un Papa, fu un imperatore romano.  E lo fece per esigenze di potere. Ecco un assaggio di storia.
Agli inizi del quarto secolo le più potenti fazioni cristiane erano in lotta le une contro le altre per motivi di influenza e potere, mentre contemporaneamente l'Impero Romano si stava sgretolando. Nell'anno 325 d.C., in un nuovo tentativo di rinnovare l'unità dell'impero, il dittatore assoluto, l’Imperatore Costantino, convocò i leader delle fazioni cristiane in lotta al Concilio di Nicea. Egli offrì loro tutto il suo potere imperiale a beneficio dei cristiani se essi avessero risolto le loro differenze ed avessero adottato un unico credo. Le decisioni che ne seguirono durante questo Concilio gettarono le basi per la fondazione della Chiesa Cattolica Romana. Successivamente i libri della Bibbia sarebbero stati pubblicati e “corretti”. Per promuovere l'unità, tutte le teorie in conflitto con il nuovo credo sarebbero state scartate. Durante il processo le fazioni e gli scritti che supportavano la reincarnazione furono rifiutati. 
Alcuni cristiani continuarono a credere ancora nella reincarnazione dopo il Concilio di Nicea, perché nell'anno 553 D.C. la Chiesa si trovò ad affrontare di nuovo questa teoria della reincarnazione e a condannarla esplicitamente. Nel Secondo Concilio di Costantinopoli il concetto della reincarnazione, insieme ad altre idee contenute nell’espressione "preesistenza dell'anima”, fu decretato crimine meritevole della scomunica e dannazione (anatema).
 Torniamo nel ventesimo secolo. Qualche anno fa ho avuto una cliente che, come me, aveva fatto un sogno simile. Solo che il suo sogno si ripeteva molto spesso, di notte in notte. Lei era su una grossa scalinata, con una veste bianca, era notte. La sua era una ricca abitazione, lei era rimasta sola. La guerra era alle porte. Poi, d’improvviso un rumore. Come se qualcuno fosse entrato per aggredirla e depredarla.  Poi, più niente. Il fiume scuro dell’oblio.
Esiste una branca dell’astrologia che mi appassiona terribilmente. È l’astrologia karmica (anche se mio marito, giustamente, controbatte che tutta l’astrologia è karmica).

In pratica, in base ad alcuni nostri aspetti del tema natale, calcolato grazie alla data, ora e luogo di nascita, è possibile effettuare alcune ipotesi sulle nostre, o la nostra, vita passata. Incuriosita dal sogno della mia cliente, le ho proposto un consulto di astrologia karmica. Da alcuni aspetti astrologici si evinceva che lei realmente, in una vita passata, era stata agiata e benestante. Io credo che quello fosse il suo ultimo ricordo in vita.
Non sono qui per convincere nessuno. Però perché a volte pensiamo di conoscere una persona da sempre? Perché certi luoghi ci sono familiari, o siamo estremamente portati per lavori, hobby o sport a noi totalmente nuovi? Perché nasciamo con delle inspiegabili fobie? Perché sembra che certi episodi, o situazioni, tornino sempre nella nostra vita, cambiando nomi e luoghi ma restando invariati nella sostanza?
Non voglio arrivare a disquisire su quei bimbi piccoli che parlano lingue a loro sconosciute (e la cosa mi fa anche un po’ rabbrividire). Però, personalmente, la legge del Karma è l’unica in grado di spiegarmi perché, in questo momento, un bambino in Africa sta morendo di fame, mentre mio figlio dice che il minestrone gli fa schifo.
Se non avessi qualche sorta di spiegazione esoterica legata alla legge del karma, probabilmente le ingiustizie, la violenza e la brutalità del nostro mondo mi sarebbero insopportabili.
E mentre sto scrivendo questo post, un po’ della mia anima è rimasta lì, in quel ricordo di una bella galoppata nella tundra, insieme ai miei affetti più cari.



sabato 25 maggio 2013

UNA STORIA TRISTE


In un ameno pomeriggio, di circa nove anni fa, io e mio marito eravamo placidamente intenti a prenderci un caffè in negozio, quando squillò il telefono.
Era fine Ottobre.
“Esotericamente, buongiorno” rispose mio marito.
“Tu lo sai chi sono io?” Voce di donna.
“Mh.” Mio marito, quando è colto alla sprovvista, mugugna con tono indecifrabile.
“Io sono Lilith, the Scarlett Moon”
“Mh”
“Lo sai cosa succede ad Halloween?”
“Mh, no.”
“Sacrificano i gatti neri e i bambini. Noi dobbiamo fermarli.”
“Mh”
“Aspettami, sto arrivando.” Click.
Orrore e raccapriccio dipinti sul volto di mio marito. Non sapeva se chiudere il negozio per il resto del pomeriggio o armarsi di santa pazienza per fronteggiare l’incontro con tale Lilith.
Col nostro lavoro, purtroppo non abbiamo a che fare solo con persone savie, sagge, lungimiranti e lucide. Ogni tanto entrano anche soggetti che, più che di noi, avrebbero bisogno di un serio sostegno psichiatrico. E anche la mia laurea in Psicologia più di tanto non può fare miracoli.
Ovviamente, mi sono seduta comoda, non potevo perdermela.
Dopo una mezz’ora, vedo arrivare una donna di mezz’età, bruna, formosa e piacente, vestita di nero e con un mantello rosso. Sì avete capito bene. Non era la classica mantella da signora di mezza età. Era un mantello rosso stile Wonder Woman.
Lei entra trionfale, esclamando “Io sono Lilith, The Scarlett Moon!”. Fortunatamente, in quel momento non avevamo clienti.
Avanza di un passo verso mio marito, brandisce il lembo di tessuto della maglietta, e con abile gesto tira fuori mezza tetta. Giuro. Su cui era stato tatuato una specie di folletto a cavallo di una mezza luna. Insomma, dopo aver visto il suo tatuaggio non avremmo più potuto dubitare della sua vera identità. Immagino fosse quello il motivo di tale pubblica ostentazione, e che non fosse un poco velato tentativo di seduzione nei confronti di mio marito.
Sorvolo sulla mezz’ora successiva.
Dopo averla rassicurata sulla nostra ferma intenzione di scoraggiare chiunque dal sacrificare gatti e bambini per Halloween (e anche per il resto dell’anno!) Lilith è tornata a casa.
Fino a qui vi ho fatto ridere. Ora però non riderete più.
A distanza di qualche anno Lilith è tornata. Senza mantello, in tono dimesso. Era disperata. Gli assistenti sociali le avevano portato via i suoi due figli. Ci ha chiesto un aiuto magico per farli tornare a lei. Non aveva soldi, li aveva spesi tutti per i processi. Lentamente si è sfilata tutti i suoi anelli d’argento e ce li ha porti come pagamento. Glieli abbiamo rimessi in mano.
Ci siamo seduti e, con dolcezza, le abbiamo fatto capire che il modo migliore per riavere i suoi figli era di accettare le cure che i medici le avevano proposto. Se avesse accettato la terapia psichiatrica che il Tribunale le consigliava, sicuramente tutto sarebbe andato per il meglio. Lilith ha pianto tanto, lì seduta insieme a noi. Poi si è rialzata annuendo, sembrava aver capito.
Sono passati tanti anni da allora. Mi piacerebbe concludere questo post con un lieto fine, ma purtroppo non ce l’ho. Non ho mai più rivisto Lilith.
Mi piace però pensare che Lilith stia meglio, abbia ritirato il mantello in un cassetto e abbia deciso di evitare il nostro negozio perché fonte di ricordi spiacevoli.
Mi piace immaginare Lilith lucida e serena, abbracciata ai suoi due figli, bruni e belli quanto lei, in una casa colma di calore e di felicità.




venerdì 24 maggio 2013

APPARENZA

Marco Donatiello Photographer

E' un classico. Ho una nuova cliente come cartomante, che ha prenotato il consulto per telefono. Parlando con mio marito. È la prassi abituale. Quel santo uomo che risponde al nome di Andrea è una specie di jolly, oltre ad essere il titolare della libreria che mi ospita, è anche il mio “segretario personale”. È lui che risponde al telefono al posto mio, lui che filtra le chiamate e che fissa gli appuntamenti.
Non è perché io non voglia rispondere al telefono, è che ho proprio un rapporto problematico con il cellulare. Fosse per me, girerei con una specie di piccione viaggiatore appollaiato sulla spalla e manderei tramite lui le mie comunicazioni. Oppure affinerei maggiormente la mia telepatia.
Insomma, tutto, tutto, pur di non usare il cellulare. Che poi, mi rifiuto di acquistare una di quelle diavolerie tipo I-pad, I-phone, etc. Il mio cellulare non fà le foto, non si connette a Internet, non usa Instgram, non manda MMS. È così antiquato che non riconosce neanche le faccine dei messaggi. Lo so che prima o poi dovrò soccombere a questa consumistica esigenza, e acquistare un I-phone,  ma tiro la corda finchè posso. Il mio cellulare, se và bene e ho fortuna, mi fa conversare con qualcuno. Che poi ho un contratto Wind, e la Wind non prende mai, mai, da nessuna parte. Appena entro in negozio la linea scompare. (Saranno i muri spessi o strane entità ectoplasmiche a fare da scudo? Meglio non approfondire la cosa…).
Poi un’altra cosa orrenda, è che le rare volte in cui sono di buon umore e quindi decido di voler rispondere al telefono, egli viene misteriosamente inghiottito negli oscuri e tenebrosi recessi della mia borsa. E lo sento, da lì, che mi chiama, impaurito e flebile, finchè non si scaricano le batterie e soccombe al suo destino, oppure fino a che la persona che tenta di raggiungermi non si rompe le scatole e riattacca. Poi c’è una specie di legge di Murphy: perché quando, al tatto, cerco di prendere il cellulare, mi ritrovo tra le mani il portabiglietti da visita, il rossetto, lo specchio da borsetta, uno scontrino dimenticato, il pacchetto di fazzoletti e una confezione di caramelle Leone che ha deciso di aprirsi e organizzare una spedizione esplorativa. Se non altro, presa dallo sconforto per non essere riuscita, per l’ennesima volta, a rispondere al telefono, mi consolo con le caramelle che mi finiscono tra le dita.
Probabilmente le mie clienti over 70 hanno più dimestichezza con la tecnologia di me. Mi congratulo mentalmente ogni giorno per essere riuscita a capire come funziona ‘sto blog e come riuscire a scriverci sopra.
Insomma, tornando a noi, le mie nuove clienti parlano con mio marito, quindi non hanno sentito la mia voce giovane; e difficilmente mi hanno visto in foto da qualche parte. Arrivano in negozio, belle come il sole, mi vedono, capiscono che sarò io a far loro le carte e… In alcune di loro noto una strana forma di delusione. Appena accennata. Le più schiette e sincere si confessano.
“Ma no, sai, è che io mi aspettavo che tu fossi più vecchia, più brutta…”
Insomma, nell’immaginario comune, chi ti fa le carte dev’essere una vecchia strega ingobbita con un porro sul naso.  :-)
Gli unici ad essere contenti sono i miei rarissimi clienti uomini ed etero.
Per ovviare a questo inconveniente, mio marito stà iniziando a mentire sulla mia età. (E’ un fetente, lo so). Quando la mia futura nuova cliente chiede al telefono quanti anni ho, lui risponde candidamente “è sui quaranta”. È sui quarantaaa??? E io tutte le creme antirughe, antiocchiaie, antidecadimento fisico che me le spennello a fare allora? Per la cronaca, ho 5 anni di meno. E ne dimostro diciotto. Non contradditemi.
Immancabilmente, le mie nuove clienti mi vedono, aspettandosi, nuovamente, la quarantenne avviata, e mi dicono ingenuamente “Certo che li porti proprio bene gli anni! Dev’essere questo lavoro che ti mantiene giovane.” Io sorrido amabilmente e chiudo l'argomento.
Sto progettando, per vendicarmi, un filtro di eterna giovinezza di cui l’ingrediente principale saranno le unghie di mio marito, ma strappate una ad una, con lentezza e sadismo.

giovedì 23 maggio 2013

LA SECONDA AZIONE MAGICA



Qualche tempo fa ho scritto della prima, importante azione magica, senza la quale nessun rito funzionerà mai: il Volere.
La seconda azione che qualunque Magus dovrebbe conoscere e applicare è il Sapere.
Viviamo in un’epoca di sovrabbondanza e superficialità dell’informazione. Attraverso Internet è possibile ottenere un’infarinatura di tutto. Posso, in poco meno di tre minuti, conoscere la ricetta del Guacamole per il Bimby, la biografia del cartomante Etteilla, i fondamenti dello Shintoismo. Però.
Come se li avessi sorvolati dall’alto, con la leggerezza di una piuma.
Per conoscere, per sapere, ho bisogno di profondità e raccoglimento. Ho bisogno di confronti, ho bisogno di conoscere pareri contrari, critiche, punti di vista differenti.
Ho bisogno di sfogliare libri antichi che profumano di vissuto, ho bisogno di perdere la vista con i caratteri minuscoli delle note a margine.
Ho bisogno di fermarmi e riflettere per assimilare.
Ho, a volte, persino bisogno di conoscere il nome di battesimo, il volto e la firma dell'autore di cui sto leggendo. Questa è una mia fissa, mi rendo conto. Con un fondamento di verità, se credete nella grafologia e nella morfopsicologia (l’antica fisiognomica).
Il punto è un altro. Nel nostro settore, nell’esoterismo, dove tutti nascono imparati e avere poteri caduti dal cielo senza muovere un dito sono cose all’ordine del giorno, applicare la seconda azione magica è fondamentale.
È il primo metro di giudizio per capire la differenza tra una Vanna Marchi e un Eliphas Levi.
A volte arrivano da me clienti che si sono fatte bellamente infinocchiare da qualche sedicente mago, anche per svariate migliaia di euro. La prima cosa che chiedo sui lavori precedentemente svolti da altri operatori, è a quale tradizione magica appartenevano.
Irrimediabilmente cala il silenzio. Le mie clienti non lo sanno.
Ma cacchio, è Magia Salomonica, Tzigana, Egizia, è Voodoo, Candomblè, Santeria, Stregoneria quella per cui hai pagato quanto un mese di crociera? Che studi aveva fatto la persona a cui ti sei rivolta?
A malapena, le mie clienti più fortunate sapevano che si trattava di Magia Bianca, o di Magia Nera (andate a rileggervi il mio omonimo post, se volete sapere come la penso a riguardo dei colori…).
Insomma, queste sedicenti maghe prendevano il malloppo senza minimamente rivelare che cosa mai avrebbero fatto di pratico.
Seconda azione magica: Sapere. Conoscere. Imparare. Fare domande.
Un giorno di tanti anni fa, ho visto una maga con fedeli al seguito chiedere materiali in negozio per il Dio Salomone. Il. Dio. Salomone. Ma neanche a catechismo da piccola era andata!
Allora, ci sono le vecchie baguie, sgrammaticate, che non hanno superato la terza media, che solitamente vivono in remoti paesini e a cui una parente ha “passato la mano”. Hanno i loro trucchi, i loro mezzi, e sono brave, per carità. Ma stanno morendo, appartengono al passato. Le nuove generazioni sono composte da persone fameliche di sapere. A cui non basta sapere che c’è bisogno di un limone e di qualche spillo per fatturare qualcuno, hanno anche bisogno di sapere perché funziona così.
Volete smascherare uno pseudo - Guru che gioca a fare il santone per approfittarsi delle sue adepte? Leggete qualche libro e tempestatelo di domande.
I libri vi doneranno libertà e ampiezza di pensiero. In ogni settore, a maggior ragione in questo.
Per diventare grandi, per capire le leggi sottili dell’universo, dovrete donare notti insonni alla sapienza. Niente vi verrà regalato.
Più studierete, più capirete di non conoscere (come disse Socrate, tanto tempo fa…).
Non demoralizzatevi, continuate. Camminate sulle teste dei giganti, degli esoteristi che, nei secoli, hanno fatto la storia.
E se proprio non sapete da dove iniziare, ricordatevi che ho scritto ben sei libri…

martedì 21 maggio 2013

I SOLITI SOSPETTI


Oggi voglio raccontarvi di un curioso evento che mi è successo qualche mese fa.
Sì, perché oggi parliamo di un tema scottante: il sospetto di una infedeltà.
Per me, abituata a fare consulti su questioni sentimentali, è una domanda all’ordine del giorno. “Ma lui mi è fedele?” “Vero che non mi tradisce?” “C’è una strana tizia su Facebook che mette Mi piace ad ogni cosa scritta da lui, devo preoccuparmi?” “La tabaccaia sotto casa lo invita sempre a prendere un caffè insieme, dobbiamo maledirli?” e amenità di questo genere.
Insomma, modestamente, è il mio pane quotidiano. Anche se a volte i compagni, più o meno fedeli, delle mie clienti, mi danno del filo da torcere. Sì, perché con le carte, come con qualunque sistema divinatorio, è possibile comprendere quello che una persona desidera. Una sorta di radiografia dell’anima. Ma è molto più difficile comprendere come quella persona agirà. Siamo dotati di libero arbitrio mica per niente. Io posso maledire mentalmente il mio vicino di casa che spara a palla Gigi d’Alessio la domenica mattina, e questo malessere le mie carte lo percepiranno. Ma anche se io poi decido di non accoltellarlo nell’androne, le carte resteranno brutte ugualmente. Perché la divinazione rileva più facilmente un pensiero interiore, piuttosto che la sua azione successiva.
Quindi, quando si tratta di uomini e di infedeltà per me è un casino. Ciò non significa che io non dia risposte attendibili, ma solo che devo sudare sette camicie per capire dove finisce il desiderio e dove comincia la mano morta.
Perché se la mia cliente sta con un uomo che ha, davanti alla finestra dell’ufficio, un cartellone pubblicitario di Intimissimi o Tezenis, il poveretto farà una sfilza di pensieri sconci uno dietro l’altro per tutta la giornata. Quanti uomini impegnati girano la testa di quasi 360 gradi, a mò di Esorcista, quando una bella ragazza, anzi, quando una ragazza scosciata cammina per strada? Quello è tradimento?
Il metal-detector delle mie carte entra in agitazione già per queste sciocchezzuole, quindi figuriamoci che Allarme Rosso quando il tizio dà un buffetto sul sedere alla cameriera del bar.
Che poi, nove su dieci, quando una cliente mi chiede, come prima domanda, se il suo partner è fedele, nove su dieci non lo è, e lei già da tempo ha un sospetto molto simile alla verità. Le donne certe cose le capiscono per istinto. Poi magari non vogliono vederle, o ammetterle a se stesse, ma dentro di loro le sanno.
Quando un uomo è infedele cambia, poche palle. O inizia a prendersi terribilmente cura del suo fisico, facendo jogging alle 5 del mattino e shopping alle 5 del pomeriggio, mentre prima era un irriducibile ciabattaro. Oppure diventa assente, irraggiungibile, come su un altro pianeta, e risponde solo a monosillabi. Oppure, il caso più carino, si sente orrendamente in colpa e quindi ricopre la sua compagna ufficiale di mille attenzioni.
C’è un detto che dice: “Quando un uomo ti regala dei fiori (o cioccolatini, gioielli, pelouche) senza un motivo, un motivo c’è”…
Insomma, sono un metal-detector delle infedeltà altrui. Finchè un giorno non sono tornata a casa e dalla giacca di mio marito è caduto qualcosa. L’ho raccolto. Era il biglietto da visita di una bellissima giornalista russa. C’era la foto nel bigliettino da visita, che ho subito conservato da usare come testimone magico. Il numero di telefono era pure sottolineato.
Piccolo consiglio per le mie clienti: vi capitano sotto mano foto, capelli, scritte della vostra rivale in amore? Conservateli. Voi non sapete cosa farci, io sì.
Tornando a noi, ciò che ha salvato mio marito è che abbiamo un tacito accordo: in caso di sua infedeltà, non lo incenerirei. Non subito, almeno.
Affronto mio marito con finta calma: hai conosciuto una ragazza russa ultimamente?
“Ah, sì, che sbadato, mi sono dimenticato di dirtelo! È passata dal negozio, vuole farmi un’intervista su una emittente nazionale russa!”
Ecco, chiunque avrebbe pensato a qualche balla colossale. Invece.
Se volete farvi due risate vedendo mio marito parlare di misteri, alieni e sette sataniche, senza capire una parola di quello che dice, vi lascio il link.
Il consiglio per oggi? Prima di maledirli con bamboline voodoo, incenerirli con antiche invocazioni in aramaico, prosciugare il conto bancario cointestato, dategli una possibilità.
In un caso su cento, stanno dicendo la verità.

http://www.youtube.com/watch?v=BoFLJ0f17bc&feature=youtu.be



lunedì 20 maggio 2013

THE DAY AFTER




Ieri, come praticamente tutti sapranno, ho organizzato, per la libreria Esotericamente, un evento, di tenore alquanto gotico, sulla falsa riga degli antichi Agonalia di tradizione romana.
Si è riso, ballato, scherzato, parlato di esoterismo, di fotografie e di danza. La sangria scorreva a fiumi (ebbene sì, devo rivelarlo: era proprio sangria), il tempo era bello, voi eravate abbastanza numerosi da riempire tutti i posti a sedere, e non eravate talmente numerosi da impedirmi di interagire e parlare, almeno un po’, con ognuno di voi da sola.
Mi lasciano sempre una strana sensazione, questi eventi che organizzo.
È bellissimo vedervi riempire il negozio, vedere i vostri sguardi, curiosi, che si spostano tra le mura, il portico e il cortile, assorbendo ogni cosa che incontrano.
Adoro condividere con voi l’atmosfera creata dalla musica, dai costumi, dalla presenza scenica delle danzatrici.
E ho trovato ancora più bello ammirare, insieme a voi, le opere di ampio respiro immortale del fotografo.
La cosa che però mi piace di più è farvi gli onori di casa, come una ricca signora dell’800, e versarvi personalmente da bere in una coppa di cristallo, che altro non è che un bicchiere di plastica rosso.
Queste cose mi piacciono a tal punto che poi, quando il sole inizia a tramontare e voi tornate nelle vostre case, alla vostra vita, sento un piccolo vuoto nel cuore.
È come se un po’ fossi anch’io quel negozio che vi ospita, e mi dispiacesse vedervi allontanare da quelle volte in mattone e quegli archi beige.
Mentre si allungano le ombre, dentro di me c’è una bambina che dice: “Ma come, è già finita la festa?” e punta un po’ i piedi perché vuole restare ancora anche se tutti stanno infilando i cappotti.
Allora inizio a sentire un po’ di freddo, un accenno di fame e i piedi stanchi, e il mio corpo comincia a dirmi che sì, è davvero ora di salutare tutti e andare a casa…
Tanto, mi ripeto, non vi ho persi, e in qualche modo tornerete nella mia vita, ed io tornerò nella vostra.
Tornerete a passeggiare attorno al negozio, e il vostro sguardo incuriosito si poserà ancora su qualcosa che vi ha affascinato.
Ci saranno altri eventi, altre occasioni per parlarci, sorridere, spartire qualcosa tutti insieme.
Quindi, per ora vi saluto e vi ringrazio per aver condiviso un pò di vita con me!


Alessandro Sicco Photographer

sabato 18 maggio 2013

SIETE SOPRAVVISSUTI A VENERDI' 17?




Ieri, per chi non se ne fosse accorto, era Venerdì 17. Io sono quel tipo di esoterista che detesta le superstizioni. Non credo che Venerdì 17 sia un giorno sfortunato, così come non credo che i gatti neri portino sfortuna (il mio Famiglio, ricordate?), così come non credo che passare sotto le scale e vestirsi di viola porti tigna.
Mi rendo però conto che alcuni dei miei clienti sono un po’ prevenuti in tal senso. Per anni ho fatto le carte ad un uomo, sui 40, che ogni volta che mi vedeva estrarre dal mazzo di carte il Diavolo o la Morte, senza farselo ripetere due volte si alzava in piedi, faceva due cornetti con le mani e li scagliava contro le mie carte, accompagnando il tutto con un sentito “Tiè! Tiè!”. Poi si ricomponeva come se nulla fosse successo e mi chiedeva di andare avanti a predire il futuro. Dato che io leggo solo gli Arcani Maggiori, che sono 22,  queste 2 carte infauste uscivano molto, molto spesso. Insomma, potete immaginare che razza di consulto venisse fuori. Quando terminava, mi chiedevo sempre se le mie carte necessitassero di una semplice purificazione o dell’esorcismo di un prete per riprendersi da tutti quei cornini puntati contro.
Dato che ho perso ogni speranza di redimere il mio cliente dalle sue feroci superstizioni, ma voi mi sembrate molto più accondiscendenti, oggi vi illustrerò perché il numero 17 ed il colore viola non portano sfortuna.
Il numero 17, in caratteri romani si scrive XVII. Se noi lo anagrammiamo, può diventare “VIXI”, ovvero “ho vissuto”, ovvero “sono morto”. Quindi, vi sembra un motivo sufficiente per temerlo? La numerazione romana è alquanto obsoleta, e gli anagrammi ormai si usano solo per Ruzzle.
Sfatiamo ora il colore viola. All’epoca dei teatranti e dei giullari di corte, era abitudine per loro vagare di castello in castello per intrattenere i signorotti feudali e la loro cerchia. Nel periodo di Quaresima, però, non venivano ricevuti da nessuno e facevano la fame, perché la Chiesa proibiva, in quel periodo dell’anno, ogni sorta di festeggiamento. Vediamo se siete bravi in catechismo: di che colore sono i paramenti, ovvero gli abiti dei preti, durante la Quaresima? Viola. Ecco perché, tuttora, il Viola è un colore che sembra portare sfortuna soprattutto alla gente di spettacolo. Ma a meno che voi non vogliate partecipare a Uomini e Donne o al Grande Fratello (e in questo caso vi bandisco dal blog!), il Viola non vi porterà la minima sfiga.
Ora che vi ho convinti, devo però confessarvi che, un pochetto, inizio a temere che Venerdì 17 porti tigna. Perché ieri mi è davvero successo di tutto.
Intanto, mi sono svegliata alle 3 di notte, mio figlio aveva la febbre. Di lì in poi, tra termometri, bicchieri d’acqua, ghiaccio e antipiretici, non son più riuscita a dormire. Al momento di fare colazione scopriamo che i tubi del lavandino, della lavatrice e della lavastoviglie sono terribilmente e irrimediabilmente intasati. Non c’è soda caustica, idraulico liquido, stura cessi che funzioni. Chiamiamo un idraulico.
Arriva un Bocia, che a stento faresti passare per maggiorenne, capello lungo e vestito di nero. Sembrava uscito da qualche Gothic band maledetta. È Venerdì 17, d’altronde, inizio a riflettere. Quale altro tipo di idraulico poteva presentarsi oggi?
Il Bocia (significa “apprendista” in piemontese) inizia a fare un gran lavoro tra tubi, sgorghi, manovelle e acidi corrosivi. Ma qualcosa gli và storto. Immaginate il tubo della lavatrice che improvvisamente si stacca, esplode, e, animato di vita propria, inizia a dimenarsi come un boa constrictor sputando acqua e acido corrosivo per tutta la stanza. Di lì a poco, il tubo del lavandino di cucina, non volendo sembrare da meno, lo imita, danzando come una feroce anaconda che, oltre ad acqua e acido corrosivo, sputa anche sabbia, sassi e qualche strano materiale organico non meglio identificato. (Ah, c’era anche una saponetta).
Io abbandono la cucina per andare da mio figlio, che, sotto l’influsso della febbre, degli strani rumori provenienti dalla cucina e dai nostri commenti inizia a delirare di strani draghi, mostri, serpenti e rettili che persino Chtulu temerebbe.
Nel frattempo il mio gatto (quell’intelligente esemplare di Famiglio) decide che è arrivato il momento di pisciare nel lavandino otturato, per la gioia dell’idraulico. A cui tra l’altro, povero Bocia, cade il pacchetto di sigarette appena aperto nel secchio dell’acido. Sorridendo gli dico: “Eh, oggi è Venerdì 17, d'altronde”. Lo vedo voltarsi di spalle e fare un inequivocabile gesto maschile di toccata di p…
Ma non è finita. L’idraulico, visibilmente scosso dal mio commento, con la scusa di cercare una ferramenta, ci abbandona al nostro triste destino per circa un’ora.
Decido di aprire la porta della cucina per tentare un esorcismo (in realtà avevo fame…) e vengo inondata da un puzzo di acido e zolfo tale che mi sembra di essere precipitata in un girone infernale di dannati. Da un momento all’altro, mi aspettavo che dal frigorifero uscisse fuori qualche demone corrosivo a ingiungermi di pentirmi dei miei peccati.
Non voglio dilungarmi oltre, sappiate che la giornata di ieri è stata davvero luuunga. Ora però i lavandini funzionano e il Bocia è tornato a suonare nel suo gruppo Gothic - Metal.
Io nonostante tutto continuo a ripetermi che il venerdì 17 è un giorno come tutti gli altri.
E a voi, com’è andata? Siete sopravvissuti?

venerdì 17 maggio 2013

L'ARTIGIANO DI BUSSANA

C'è una cosa che mi commuove, mi sconcerta, mi lascia esterrefatta e priva di parole (cosa rara quest'ultima): la generosità.
Perchè di questi tempi, tempi di lupi travestiti da agnelli, se qualcuno ti regala qualcosa il primo pensiero è: "Cosa vuole in cambio? Mica mi infinocchia così."
Però un giorno d'estate di quasi otto anni fà, in un ridente paesino sopra al mare, un uomo davvero mi stupì.
Era l'artigiano di Bussana.  
Immaginate me e mio marito a sciabattare per un paesino della riviera ligure, coi nostri copricostume, arruffati e felici. Bussana è il paese per eccellenza degli artisti e degli artigiani. E' un paese che, a fine '800, ha vissuto un forte terremoto, che ha fatto crollare le mura e reso inagibili le abitazioni. Tutti erano evacuati e si erano spostati più sotto. Era diventato un paese fantasma, pieno di case abbandonate, macerie, rovine. Fino a che un gruppo di artisti, italiani e stranieri, ha deciso di ridare vita a quel borgo. Ha tirato sù le vecchie abitazioni e senza grandi contratti di compravendita si è impossessato di quei vecchi terreni abbandonati.
Adoro questa storia, nella mia mente di cartomante gitana ho sempre sognato di andare in un paese abbandonato dopo il terremoto e rendere mia qualche fatiscente proprietà, per trasformarla nel mio antro segreto. Ma torniamo a noi. 
Ero lì, felice, a sciabattare per il borgo immaginando di accaparrarmi qualche ripostiglio abbandonato, quando improvvisamente mi trovai davanti al negozio di Clemente. Una sorta di lunga e scura bottega, piena zeppa di gioielli etnici di pietre e metallo, statue, candelabri, nel disordine più totale. E dietro quel meraviglioso pandemonio, si ergeva un uomo sui cinquanta, alto, capelli brizzolati, occhi azzurri, vestito di bianco e scalzo. Era circondato da uno stuolo di ragazzini, travestiti da baccanti, con foglie d'uva tra i riccioli. Tutti perdutamente incantati ad ascoltare le sue storie provenienti da mezzo mondo. Il più assorto di tutti, ancora oggi sospetto fosse il suo giovane amante.
Non facciamo in tempo a mettere piede nel suo negozio, che lui si volta, ci squadra e ci indica gridando "Voi!". Io, ammetto, non sono fisionomista, ma un tipo così difficilmente me lo sarei dimenticato. Dalla ritrosia di mio marito, capisco che anche lui è la prima volta  che lo vede. 
Il tizio avanza verso di noi, prende al volo una Bibbia emersa dai suoi gioielli, la apre a caso e legge un passo. Quindi ripete, "Sì, siete proprio Voi! Vi ho sognato stanotte!"
Ammetto che, col nostro lavoro, di situazioni strane ce ne sono capitate tante, ma questa mai. Ci presentiamo, lui si chiama Clemente. Appena capisce che abbiamo un negozio di magia a Torino gli brillano gli occhi.
Non sto scherzando: era la prima volta che ci vedeva, eravamo due sconosciuti ai suoi occhi, e ha deciso, così, su due piedi, di lasciarci tanti dei suoi gioielli e creazioni da poterci riempire uno scrigno. Da vendere nel nostro negozio, senza impegno, senza avergli anticipato un solo centesimo. Con un semplice foglio scritto a mano da lui. Così.
Ero allibita. Quest'uomo, con l'ingenuità di un bambino e le mani esperte di un artigiano, ci stava lasciando merce per un valore superiore allo stipendio di un mese. Senza che glielo avessimo chiesto. Senza sapere se ci avrebbe mai più rivisto o saremmo scomparsi dalla faccia della terra con i suoi magnifici gioielli.
I suoi preziosi sono creazioni sottili: sono realizzati con una particolare lega alchemica, composta di oro, argento e rame. Indossandoli, è possibile persino prevedere il proprio stato energetico: se il rame rilascia una leggera sfumatura verde sulla pelle, significa che si possiede una sudorazione alcalina e probabilmente il fisico è affaticato nella digestione e nello smaltimento delle tossine. Insomma, sono gioielli intelligenti.
Sono passati otto anni da allora. Clemente ci contatta dai posti più disparati sulla faccia della terra, da Bali, dal Cairo, dalla Thailandia. Di solito ci chiede, coi soldi guadagnati dalla vendita dei suoi gioielli, di pagargli l'albergo in qualche remota parte del mondo. 
Ogni tanto torna a Bussana, ma sempre più raramente, solo d'estate è facile trovarlo.
Io me lo immagino, in questo momento, su qualche spiaggia sconosciuta, vestito di bianco, i piedi scalzi, attorniato da decine di giovani baccanti affascinati dai suoi racconti.
Grazie per aver portato la tua arte nella nostra vita, Clemente. Grazie per averci dimostrato che  nella vita, davvero, è bello fidarsi di qualcuno.


Scorcio di Bussana Vecchia

giovedì 16 maggio 2013

LA PRIMA AZIONE MAGICA


Un giorno un mio amico disse (o scrisse, non ricordo):
“Non esistono imprese troppo ardue, esistono solo motivazioni troppo piccole”.
Credo avesse pienamente ragione.
Oggi parliamo della prima tra le quattro azioni magiche, che ogni bravo esoterista dovrebbe tatuare sottopelle: il Volere.
Per chi volesse un ripasso, le altre tre azioni sono: Sapere, Osare, Tacere.
Torniamo a parlare della Volontà. Io credo, fermamente, che nella vita possiamo ottenere quasi tutto quello che realmente desideriamo. Sempre restando all’interno dei piani divini, della legge del karma, della botta di culo del destino, insomma chiamiamola come vogliamo.
Se c’è una cosa che, al contrario, mi fa incartapecorire la pelle, è quando sento qualcuno lamentarsi per il fatto di non avere qualcosa, e scopro che, quel qualcosa, non ha mai neanche provato lontanamente a prenderselo.
Facciamo un esempio attuale, dato che l’Italia è da tempo in ginocchio: state cercando lavoro. Sappiate che cercare lavoro è anch’esso un lavoro. Vi voglio vedere, mente arguta e già carburata da un caffè forte, alle sette del mattino, con un Seconda Mano e un Cerca Lavoro davanti, un evidenziatore per sottolineare, un telefono e una cartellina piena di Curriculum Vitae formato europeo. (Per chi non lo sapesse, il formato europeo, a differenza del vecchio C.V. presuppone l’aggiunta di una foto e di un’impaginazione assurda che vi farà perdere ore su Word).
Vi voglio vedere agili e scattanti, fare la spola verso ogni agenzia interinale. Vi voglio immaginare, brillanti e spiritosi, allacciare vecchie e nuove amicizie su Fb, Linkedin, e soprattutto di persona. Parlate, parlate, ditelo, spargete la voce, diffondetelo ai quattro venti che state cercando lavoro. Dal macellaio sotto casa (non il mio, per carità, vedi post precedente) alla badante rumena di vostra suocera, tutti devono sapere che avete bisogno di un impiego. Ecco, solo a quel punto vi consiglierò di fare, eventualmente, un rito magico per propiziare le vostre entrate economiche. Non prima. Non dovete pensare che vi basti accendere quattro candele dorate, bruciare un po’ di incenso, invocare le entità dei piani alti e poi aspettare comodamente stravaccate in poltrona davanti a Cento Vetrine per ottenere lavoro. Ammetto, guardare stravaccate in poltrona Cento Vetrine è sempre una bella cosa (e qui perderò metà dei miei lettori nel rivelarlo).
Discorso simile quando qualcuno mi dice: “non incontro la persona giusta con cui stare insieme”. Ok. Ma la state cercando? State uscendo, andando a ballare, a teatro, al parco, al museo, alle associazioni per cuori solitari (anche no, va bene), alle riunioni di condominio? Cercate di conoscere gente nuova? Oppure alle nove di sera andate a letto come le galline?
Vi voglio vedere MOTIVATI. In ogni cosa che davvero vi interessa. Le nostre nonne dicevano “Aiutati, che il ciel ti aiuta”. I nostri vecchi, reduci dalla guerra, che aveva lasciato le loro guance scavate dal ricordo della fame, andavano a messa la domenica, poi tornavano a casa e si rimboccavano le maniche per il resto della settimana. Per carità, non voglio diventare come quei vecchi borbottoni seduti sulla panchina a biascicare “Si stava meglio quando si stava peggio”. Però agite.
La Magia vi impone di lottare per ottenere ciò che volete. Muovete le chiappe ed agite. Nessuno, dall’alto, lo farà per voi, finchè non avrà visto il vostro sforzo, il vostro sacrificio, finchè non avrà capito che davvero quella cosa la volete. La Volontà, ricordate?
Che si tratti del vostro vecchio amore, di un nuovo posto di lavoro,  di una vita che volete diversa.
Sappiate che, come gli Angeli e gli Spiriti dall’alto, anche voi, dal basso, dovreste giudicare le persone che vi si avvicinano in base alla loro motivazione. Un uomo svogliato, assente, poco comunicativo, non è innamorato di voi, e sempre poco vi darà.
Un datore di lavoro che vi promette una brillante carriera e dopo tre anni continua a pagarvi come una stagista per fare fotocopie, difficilmente sarà il promoter del vostro successo.
Come in alto così in basso, se possediamo sufficiente motivazione e Volontà, niente ci verrà negato. Se non la possediamo, non saremo mai padroni di questo mondo.




Marco Donatiello Photographer

mercoledì 15 maggio 2013

IL MACELLAIO DELL'INTERNO CORTILE



Ad alcune mie fortunate e privilegiate clienti, è capitato l’onore di farsi ricevere nel mio secondo studio, non quello nelle profonde e nascoste oscurità del negozio, ma un altro, sempre lì vicino.
Intanto, ringrazio le mie clienti che sfidano la vita ogni giorno con le terribili scale dello studio in negozio. Neanche Escher, il pittore delle scale sottosopra, riuscirebbe a concepirle nella sua mente. Quando vedo una cliente col tacco 12 oppure over 70 inizio a pregare per lei… Ed effettivamente funziona, in più di dieci anni nessuno è mai scarapicollato giù.
Per sicurezza, mi ripeto mentalmente, io precedo la cliente, così se inciampasse potrei prenderla al volo… Grande utopia. Se inciampasse, mi travolgerebbe e rotoleremmo giù in due. Meglio non pensarci oltre, il pensiero è creazione, si sa.
Comunque, alcune mie fortunate clienti sono state ricevute nella “succursale” del mio studio, sempre vicino al negozio, il cui ingresso si affaccia su un colorato interno cortile.
Colorato non nel senso che ci sia chissà quale coriandolo di asciugamani stesi al vento; colorato per le persone che vi si trovano.
Su quell’interno cortile si affaccia anche un supermercato. Comodissimo se devo fare la spesa. Dal supermercato, una tetra e losca figura si affaccia perennemente sull’interno cortile per fumare, telefonare, e soprattutto osservare. Tale curioso individuo è meglio conosciuto come Pietro il Macellaio.
Sui cinquanta, cappellino bianco sugli occhi, barba sfatta, magrolino. Ha passato cinque anni a non riuscire a capire che fosse quel via vai di donne che ricevevo. Poi un giorno mi sono lasciata sfuggire, salutando una cliente, “fammi poi sapere come và il rito”.  Da quel giorno, una nuova ondata di rispetto lo ha portato a contraccambiare il mio saluto. Sì, perché prima, neanche mi salutava. Ammetto che magari un po’ aveva anche ragione.  Quando andavo al suo banco, chiedevo solo “un euro di macinata per il gatto”. Mio marito, al contrario, quando andava si divertiva a chiedergli le cose più introvabili o ricercate: il cuore di bue (giuro, da mangiare, niente riti…), la trippa di Moncalieri, la gallina vecchia per il brodo, i fegatini di coniglio, il bue di Carrù. Di conseguenza, se incrociava mio marito per strada era tutto un salutare ed elencare gli ultimi arrivi, quando incrociava me era uno sguardo silenzioso del tipo “ma guarda sta disgrasià…”
Comunque, da quando il Macellaio ha capito il mio lavoro, c’è stato un ribaltone. Ancora un po’, ora, mi ferma per mostrarmi la foto della nipotina sul cellulare. Ha pure regalato una campanellina di metallo a mio figlio. Lì probabilmente perché, prima ancora di imparare l’alfabeto, mio figlio diceva “C come cialciccia”. E il cuore del Macellaio lì non ha retto. Tutto mio marito il bimbo, l’ho sempre detto.
Il vero problema del Macellaio è quando il suo sguardo incrocia quello delle mie clienti. Si mette a fissarle, col suo cappellino storto sugli occhi, e le punta come se fossero delle cosce di pollo che camminano, delle tacchinelle ruspanti, delle lonze dalla carne tenerissima.
E le mie clienti, giustamente, si imbarazzano. Qualcuna mi ha pure chiesto chi fosse quel losco individuo col grembiule bianco macchiato di sangue che le stava squadrando stile Shining.
Tutto ciò per dirvi che, se vi capita di farvi fare un consulto da me, e per combinazione vi ricevo nella location dell’interno cortile, e uno strano tizio insanguinato vi punta…
Potete chiedergli lo sconto sul filetto. Non saprà resistere al vostro fascino.




martedì 14 maggio 2013

I PIEDI ALL'INFERNO




Sarà la crisi, sarà che gira sempre più disinformazione, ma quotidianamente, in media, ricevo due domande di consulto gratuito.
Sto per scrivere di un argomento spinoso, lo so, ma mi piace inframmezzare post più leggeri e spiritosi con altri più seri. Oggi vi tocca il pippone serio, mi spiace.
Il problema non è la richiesta del consulto gratuito in sé, ma è il tono con cui solitamente la persona risponde, quando scopre che gratuito non è. Per carità, è poco più di due pizze con birra, penso io. La loro risposta solitamente è: “Ma come , così tantooo? Ma io pensavo che per queste cose non ci si facesse pagare!!!”.
Stessa simile sceneggiata quando tali persone si informano sul prezzo di un rito del negozio, su un talismano, etc etc.
A noi tutti, poveri esoteristi, piacerebbe giocare a fare i santoni, i guru illuminati, sulla cima di una montagna, e da lì diffondere, con ascetica sapienza, le nostre perle di saggezza.
Però viviamo in questo mondo materiale. Abbiamo affitti e bollette e tasse da pagare, la spesa per un frigorifero da riempire, abiti che ci riparino dal caldo e dal freddo. (Per carità sugli abiti ammetto di eccedere leggermente nei miei attacchi da shopping compulsivo nel periodo dei saldi).
Per arrivare a conoscere l’occulto, abbiamo frequentato dei corsi spesso molto più costosi di quelli che offriamo noi. Abbiamo letto decine e decine di testi, spesso antichi e quasi introvabili, e certo che costavano quelli! E per il resto del tempo che avevamo ritagliato alla nostra passione, abbiamo dovuto spesso svolgere dei lavori umili, o poco gratificanti, che ci permettessero di sopravvivere. Abbiamo speso soldi per viaggi che ci avvicinassero a persone con cui volevamo confrontarci in ambito esoterico.
Abbiamo chiesto poco più di un caffè per i primi consulti svolti, in modo da prendere dimestichezza e affinare la tecnica, senza approfittare di nessuno.
Per quanto molto giovani, sia io che mio marito non ci siamo messi al pubblico improvvisandoci: avevamo alle spalle anni e anni di gavetta. (Ammetto, abbiamo iniziato a praticare che eravamo ancora minorenni…).
Noi abbiamo pagato, per ottenere quello che possediamo. Abbiamo investito tempo, energie, denaro, per poter essere così bravi da aiutare gli altri in questo settore. Non ci siamo mai pentiti di averlo fatto. Però, è giusto che allo stesso modo le persone che si rivolgono a noi paghino i nostri servizi e la nostra merce.
Niente deve essere dato per niente. Equivarrebbe a svalutarlo.
Persino la tradizione vuole che non ci si presenti ad una cartomante a mani vuote, almeno una moneta dev’esserle lasciata.
Se parliamo di un rito, è bene ricordare che, se chiediamo qualcosa all’universo, qualcosa dobbiamo sacrificare noi. Qualcosa di non troppo dissimile dallo “scambio equivalente” (che Full Metal Alchemist ha cercato di far comprendere alle masse).
Sinceramente, penso che l’importo di una borsa di Armani in cambio della possibilità di ottenere l’appagamento di un proprio desiderio sia uno scambio più che onesto.
Come ripete sempre mio marito:
“Occorre avere i piedi all’Inferno e la testa in Paradiso”.
Per Inferno, qui intendiamo l’Inferno della materia, con le sue insopprimibili e urgenti necessità, che devono essere placate per potersi elevare.
È una teoria anche conosciuta, nelle discipline olistiche, con il termine di “Radicamento”. Siamo come degli alberi, le nostre radici devono essere piantate nella terra per poter protendere le foglie verso le altezze incommensurabili dell’Infinito.
Un buon esoterista non trascura il suo Primo Chakra, non ha il frigo vuoto e le bollette scadute. Un buon Magus sa che il suo primo compito è quello di cavarsela con il mondo della materia. Solo così potrà proseguire verso i piani superiori. Se le sue radici sono fragili, basterà una brezza leggera per spazzarlo via come un debole fuscello. Io sinceramente non ho mai conosciuto un bravo occultista senza la pancia piena, una casa riscaldata e illuminata, e un conto in banca che gli consentisse di acquistare materiali e testi a lui congeniali.
Per carità, sicuramente esisteranno, in ogni parte della Terra.
E con questo non voglio assolutamente giustificare gli esoteristi con la sete di guadagno, al punto da truffare il prossimo e vendere la loro anima per poco più di 30 denari.
Come diceva Bertolucci nel suo “Piccolo Buddha”:



“Se impariamo a meditare nel modo giusto possiamo anche noi raggiungere l’illuminazione. Per sei anni Siddharta e i suoi seguaci vissero in silenzio, senza mai uscire dalla foresta. Per dissetarsi avevano la pioggia. Per sfamarsi un granello di riso. Essi cercavano di dominare la sofferenza rafforzando la mente a tal punto da dimenticare il proprio corpo. Poi un giorno, Siddharta udì un vecchio musico che passando su una zattera diceva al suo discepolo:
- Se tendi la corda oltre misura si spezzerà, se la lasci troppo lenta non suonerà.
Così Siddharta comprese che la strada dell’Illuminazione stà nella via di mezzo, che è la linea tra gli opposti.”
C’è sempre una via di mezzo, tra un Mago che vi chiede lo stipendio di tre mesi per eliminare una presunta e letale fattura di morte che lui vede senza ombra di dubbio, e una cartomante che vi chiede poco più di due pizze per dirvi, con un consulto accurato, che nessuno vi ha fatturati a morte e potete dormire sonni tranquilli.

lunedì 13 maggio 2013

COMUNQUE VADA, SARA' UN SUCCESSO


Eccomi, oggi vi parlo di un evento che si terrà tra una settimana, domenica prossima. Non si tratta di veggenza, è che so già, a grandi linee, cosa accadrà.
Domenica 19 Maggio, per quei poveri tapini che ancora non lo sapessero, la libreria Esotericamente di Torino festeggerà gli antichi Agonalia di tradizione romana. Lo so che praticamente nessuno li conosce, è che a noi basta davvero poco per festeggiare. Basta una domenica in cui non deve piovere, e ci attrezziamo per divertirci, e per farvi divertire.
Oggi però voglio parlarvi dei retroscena dei nostri eventi, tutto quello che sono i preparativi, il dietro le quinte del negozio insomma.
Fateci caso. Il titolare, Andrea, ad ogni evento organizzato soffre di sciatica. Non ci avete mai fatto caso? È perché eravate troppo intenti a sgomitarvi per riuscire ad accaparrarvi un prezioso pezzo di patatina e un bicchiere con uno degli strani intrugli che vi preparo in tali occasioni. Ma se aveste lanciato un euro ai piedi di Andrea, con vostra sorpresa avreste notato gravosi sforzi per raccoglierlo. Forse anche se gli lanciavate una patatina. Non so. A questo giro, provate con la patatina. Dicevo, come mai il titolare arriva all’evento con sciatica e, a volte, evidente zoppia?
Dovete sapere che, nei giorni precedenti, deve far fronte ad un immane sforzo fisico. Per me, l’organizzatrice, gli eventi necessitano di musica dal vivo. La mia carissima amica Cristina (che non ringrazierò mai abbastanza) si presta a suonare il suo pianoforte. Esatto, il pianoforte. Immaginatevi mio marito che si trascina un pianoforte per un piano di scale senza ascensore, lo carica in macchina, lo trascina per via Garibaldi. Un giorno o l’altro lo filmerò e lo metterò su YouTube. Merita, davvero.
Non è finita. Rimangono una cosa come 40 sedie di legno, che, in maniera simile, mio marito e qualche gentile volontario piegano, trasportano, inciampano, barcamenano, sopravvivono, trascinano fino al negozio.
Ma siamo appena agli inizi. La settimana precedente, faccio la spesa e le prove per i cocktail che vi servirò. Provate ad indovinare chi fà da cavia? Esatto, sempre Andrea. Che è pure mezzo astemio e mi lancia occhiate di disgusto manco gli porgessi l’Amaro Calice. Se non altro l’alcool alleggerisce i dolori della sciatica.
Per fortuna, le bravissime danzatrici del Clan Mabon sono super organizzate e l’unica cosa di cui necessitano è un camerino in cui cambiarsi. Devo sempre impedire ad un paio di clienti di scendere per sbirciarle, con la scusa che cercavano la toilette e si sono persi negli oscuri meandri del negozio…
A questo giro, abbiamo pure un nuovo fotografo con una mostra realizzata ad hoc sulla base del mio ultimo libro, Vampiri. Dovete sapere che il nostro incontro non è stato casuale. Lui era un mio vecchissimo compagno delle elementari. Insieme ci divertivamo a fare disegni sconci di nascosto dalle maestre. Non mi soffermerò oltre sulle nostre opere artistiche, è davvero imbarazzante, se volete maggiori dettagli li chiederete a lui…
Ci eravamo persi di vista per quasi 30 anni. Poi ho scoperto che era diventato un fotografo e viveva a Brescia. Ebbene, circa due mesi prima dell’evento, è tornato a vivere a Torino, dopo 8 anni di lontananza dalla sua città natale. Quindi, non aveva più scampo né scuse, aveva ancora gli scatoloni imballati quando una bizzarra ex compagna di classe gli è capitata tra capo e collo, incalzandolo ogni giorno e  chiedendogli fotografie di lapidi, cimiteri, chiesette abbandonate, non morti che ritornano.
Devo riconoscere che stà adempiendo ai suoi impegni con grande zelo e spirito di sacrificio, anzi penso che si stia pure divertendo. Ha solo qualche dubbio sulle bevande che somministrerò, al chè ho fugato i suoi dubbi sul “copioso liquido rosso”, rivelandogli che si tratterà del suo prezioso sangue,  dal momento che durante gli antichi Agonalia era tradizione immolare il fotografo al termine della sua presentazione.
Inoltre, non dovete perdervi i suoi baffi. Sono un’opera d’arte da soli, meritano quanto tutta la mostra fotografica.
Quindi, ricapitolando, si beve, si balla, si espone, si ride e si scherza, ci si veste di nero, si gioca a fare i gotici, si parla di esoterismo…
Comunque vada, sarà un successo!



sabato 11 maggio 2013

MAGIA BIANCA, MAGIA NERA

Immaginatemi nel mio studio, a fare le carte ad una nuova cliente.
Un po’ impaurita e titubante, improvvisamente mi chiede se io pratico solo Magia Bianca, oppure svolgo anche riti di Magia Nera.
Noto che questa domanda mi viene fatta sempre meno, non so se perché vedendomi spesso di nero vestita mi si releghi automaticamente al satanismo, oppure se, sapendomi l’autrice di “Voodoo e candomblè” e non avendolo letto, mi si immagini intenta a sacrificare galli neri a Cal’fou durante il weekend.
Comunque.
Io, e come me qualunque Magus che si rispetti, non pratichiamo Magia Bianca. E non pratichiamo Magia Nera. (e neppure rossa, verde, violetta o quant'altro. Smettetela!)  J
Pratichiamo la Magia.

I Sette Poteri, pag. 14:
Queste sette forze, come la magia che di esse fruisce, non sono, di per sè, buone o cattive, bianche o nere, benefiche o pericolose.
È l'uso che se ne fa che le rende positive o negative. Di per se stesse, sono neutre, come incolore è la magia, per quanto la si voglia classificare bianca, nera, rossa, grigia o quant'altro.
È l'intenzione di ciò che dalla magia chiediamo che determina il suo colore.

Facciamo qualche esempio pratico.
Devo effettuare per una cliente un rito di avvicinamento. Il suo grande amore sta attraversando un momento di stanchezza emotiva, è meno passionale e coinvolto. Fargli un legamento lo porterà a provare più amore e a sentirsi più attratto dalla mia cliente.
Sto svolgendo un rito di Magia Bianca secondo voi? Perché cerco di migliorare l’amore tra due persone?
E se vi dicessi che la mia cliente è l’amante di un uomo sposato, coniugato con regolare sacramento in Chiesa (ve lo ricordate quel passo: “che l’Uomo non divida ciò che Dio ha unito”?). Magari un marito che è pure padre di due figli piccoli.
Per la mia cliente, questo sarà un rito di purissima Magia Bianca. Per la moglie di lui, sarà un lavoro di Magia Nera.
Prendiamo ora il caso opposto.
Arriva da me una signora cinquantenne che vuole che io assolutamente tenti di dividere la figlia adolescente dal suo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il ragazzo a cui lei ha donato la sua verginità e che le fà battere forte il cuore. Devo fare in modo che non si frequentino mai più.
Ecco, penserete, se non è questa Magia Nera! E se vi dicessi che il ragazzo in questione è un tossicomane che ruba nel portafogli della mia cliente per farsi una dose?
Solo con una prospettiva allargata possiamo comprendere.
La Magia non ha colore. È l’uso che di essa si fa (e anche, in parte, delle entità che si invocano a tal fine) a determinare il suo colore.



Marco Donatiello Photographer

venerdì 10 maggio 2013

NON SONO STRANIERA!



Premetto di non essere razzista. Di adorare, almeno in parte, il guazzabuglio colorato che la multi-etnicità stà recando all’Italia.
Ciò che adoro, decisamente meno, è di essere sempre, sempre, dall’adolescenza in poi,  scambiata per straniera.
Ebbene sì, sono italiana. Ammetto che il mio nome, “Stella”, non aiuta. Perché non è un nome d’arte, è davvero un mio nome di battesimo. Quindi qualcuno sospetta che il mio vero nome sia, tipo, “Svietlana”, ed io per comodità l’abbia tradotto in “Stella”.
Un’altra cosa che non aiuta è che sono davvero, davvero alta. Che culo, penseranno le mie lettrici donne. Ma per niente, provate voi a trascorrere la vita ad uscire con uomini leggermente più bassi di voi (e che non lo ammetteranno neanche sotto tortura).
Tacchi alti banditi. Contando che detesto le ballerine, passo metà dell’anno con lo stivale stile “cow girl” e l’altra metà dell’anno con sandali rasoterra aperti. Per mia fortuna, le mezze stagioni stanno scomparendo.
Altro fastidio dell’uscire con uomini più bassi di me (ovvero dal metroeottanta in giù) è che dovevo inerpicarmi e contorcermi in varie strategie per apparire più bassa. Ottimo l’escamotage della gamba piegata, almeno tre centimetri scompaiono. Altrimenti, appoggiarsi ad ogni muro – ringhiera – pianta si trovi in circolazione.
Un giorno stavo per perdere la vita per colpa di un ballatoio traballante e di un ragazzo troppo basso.
Senza andare fuori tema, è imbarazzante che io sia sempre scambiata per straniera.
Quando a 21 anni sono andata a vivere da sola (prestissimo, per qualunque ragazza italiana dotata di senno), mi era appena scaduta la carta d’identità. Porgendo, un po’ titubante, il passaporto al mio nuovo amministratore, egli, con piglio deciso, iniziò a chiedermi se io, in quanto rumena, avessi ottenuto il permesso di soggiorno.
Ancora peggio, un giorno stavo aspettando un mio amico ai giardinetti davanti a Porta Nuova, seduta su una panchina. Subito mi si pararono davanti tre carabinieri. Iniziarono a chiedermi i documenti. Fortunatamente li avevo, ancora oggi detesto uscire con la borsa e spesso giro senza documenti d’identità. Sono furba, eh.
I carabinieri, non soddisfatti della mia carta d’identità, da cui si evinceva chiaramente che sono italiana, di razza toscana per giunta (avranno pensato ad un falso) mi chiesero di tirare fuori, lentamente, dalla borsa, tutto il suo contenuto pronunciandone il nome in italiano.
Chiavi. Mela. Fazzoletti. Mascara. Portafogli. Caramelle.
Per fortuna si sono arresi prima che arrivassi all’assorbente e alla Voodoo Doll.
In spiaggia, una signora con cui ho amabilmente conversato per circa mezz’ora, nel salutarmi si è complimentata: “certo che tu parli davvero bene l’italiano, brava!”. Ho dovuto trattenermi per non seppellirla tra le alghe.
Per non parlare di quando porto mio figlio al parco (che, accidenti, ha preso tutto da mio marito, il classico mediterraneo) e vengo immancabilmente scambiata per la tata straniera.
Poi ci sono i tenaci, i testardi. “Ma come, non sei straniera? Beh, allora avrai i genitori stranieri.” Ebbene no. “Ma qualche zio, cugino, bisnonno, arcitrisavolo?” No.
A quel punto, proprio perché un po’ mi fanno tenerezza, fantastico insieme a loro di come, probabilmente, mia nonna piemontese si sia lasciata sedurre da qualche tedesco durante la seconda guerra mondiale… Allora li vedo rasserenarsi. “Eh, sì, sarà andata sicuramente così”. Ho raccontato questa ipotesi giustificatoria così tante volte che inizio a temere il fantasma di mia nonna (e di mio nonno, che si rivolterà nella tomba per tutte le corna che io, innocentemente, gli ho attribuito). Una di queste notti sento che me li ritroverò ai piedi del letto.
Per fortuna ho scritto un libro in cui espongo chiaramente i metodi di difesa da entità disincarnate. Mi sa che me ne andrò a rileggere qualche pagina prima di andare a nanna stasera….