giovedì 20 luglio 2017

L'AMANTE





C'era una volta una donna formosa, allegra, intelligente. Chiamiamola proprio Allegra, perchè la rappresenta.
In un sabato pomeriggio uggioso Allegra decise, per noia, di iscriversi in una chat.
Conobbe un uomo affascinante e intelligente. Dopo essersi scritti un paio di mesi, decisero di conoscersi dal vivo davanti ad un caffè e scattò il colpo di fulmine.
Lui la faceva sentire viva, completa, felice. Era perfetto. Tranne che per un piccolo particolare.
Era un uomo sposato con figli già grandi.
Non amava la moglie, era il classico matrimonio di interesse, dove la situazione economica, lavorativa e sociale fornivano il fulcro della loro relazione.
Non avevano rapporti sessuali da anni.
Allegra pensò che era solo questione di tempo e lui si sarebbe separato.
Così, con la miglior predisposizione d'animo, la speranza nel cuore e le farfalle nello stomaco, Allegra iniziò la relazione più intensa e passionale della sua vita.
Attenzione però, Allegra non era una donna stupida. Laureata in psicologia, conosceva bene le dinamiche, gli stereotipi, le maschere e e le verità dietro ad un rapporto di questo tipo.
Vedeva in quest'uomo ancora sposato un enorme potenziale, un uomo che stava combattendo per rimuovere le sue barriere, la paura del giudizio sociale e di una insicurezza economica.
Un uomo che la amava perdutamente, che appena aveva due minuti liberi correva da lei, anche solo per parlare con lei, per abbracciarla stretta, per condividere la poca vita disponibile insieme.
Col tempo, iniziarono anche a litigare selvaggiamente, lei e quest'uomo.
Che c'era, ma sempre un pò a metà, mai di domenica, nè a Natale, Capodanno e Pasqua.
Allegra cominciò a conoscere la sottile e strisciante mancanza dettata dall'assenza per le ferie estive.
Si cominciò a chiedere cosa poteva farsene di un uomo che, se lei avesse avuto un'improvvisa emergenza, un incidente, non avrebbe potuto aiutarla.
Il tempo passava, lento quando lui era distante, pieno e velocissimo quando erano insieme.
Il tempo passava e lui era sempre sposato.
Allegra iniziò a chiedersi se aveva fatto un errore di valutazione. Quell'uomo, che si incastrava tanto bene con lei, con cui si era sviluppata un'empatia e una complicità pazzesca, che diceva di amarla da morire, continuava però ad essere, legalmente e giuridicamente, ancora sposato con un'altra.
E anche lei, pensò Allegra, anche questa moglie, come fa a non accorgersi di niente?
Poi un giorno successe una cosa che cambiò tutto.
Allegra si accorse di avere un ritardo nel ciclo. Negli attimi di intensa e bruciante passione che condivideva insieme a quest'uomo, spesso entrambi non erano molto attenti alle precauzioni.
Era spaventata ma anche molto contenta. Questo, finalmente, avrebbe cambiato tutto.
La nascita di un figlio avrebbe finalmente scardinato quel matrimonio falso e privo di sentimento.
Sarebbe stato il perno, la spinta che finalmente avrebbe consentito a lui di trovare la forza, la motivazione, di contattare un avvocato divorzista e firmare la separazione dalla moglie.
Così Allegra andò da quest'uomo e gli disse, con il cuore a mille, le gambe che tremavano e la voce spezzata, che presto sarebbe diventato padre.
Lì successe una cosa curiosa. Quell'uomo si trasformò. Non era più lui, era un altro, che lei non conosceva, che non aveva mai visto. Con il volto improvvisamente di pietra e la voce di ghiaccio, le chiese di abortire.
Con chi aveva condiviso tre anni di vita? Era lui? Era sempre lui?
Allegra era legata alla vita ed alla gioia fin nella più piccola fibra del suo essere, non sarebbe mai riuscita a compiere questo gesto. Glielo disse, e lui le rispose che non avrebbe riconosciuto questo figlio e se ne sarebbe andato via da lei per sempre.
Come cadono velocemente le maschere davanti agli eventi importanti della vita.
Lo so, lo sappiamo tutti, era prevedibile che andasse così. Lo sapeva anche Allegra che le cose, spesso, vanno così.
Ma non con lui. Perchè lui non era questo.
Ora Allegra sta cercando di raccattare da terra i cocci del suo sorriso. Sta cercando di ricordarsi come si fa ad essere di nuovo felici, senza quest'uomo, che ora crede di non conoscere più, di non aver mai conosciuto davvero.
Riguardo al bambino, forse era solo un ritardo di molti giorni, e poi il ciclo è tornato;  forse lo ha perso durante quei momenti di angoscia, forse invece nascerà e avrà al suo fianco una mamma coraggiosa e determinata, che non ha bisogno di nessuno.
Qual'è la morale di oggi, quale l'insegnamento di questa lunga storia?
Forse che realmente a volte le persone non sono quelle che sembrano, e che quando batte forte il cuore è facile travisare, non vedere, non riconoscere.
Ci siamo passati tutti, ameno una volta, da lì.
Abbiamo raccolto i cocci da terra e siamo ripartiti. Più consapevoli, maturi, con passo di piombo ma il desiderio di tornare, presto, a sorridere.




martedì 21 marzo 2017

IL SANTONE




C’era una volta un finto santone. Per carità, non che secondo me ne esistano di veri, l’unica Luce capace di indirizzarci e farci evolvere arriva da dentro. Comunque, questo finto santone si chiamava Paolo Meraglia. Era un professore in pensione, e gli piacevano ragazze giovani, davvero giovani. Però dato che lui non era particolarmente piacente, né ricco, trovò un modo.
Andò in edicola a comprare un paio di mazzi di tarocchi a basso costo. Prese qualche libro di Magia per darsi un tono, e decise di fare il santone.
Quando apriva le carte gli bastava simulare una situazione piena di negatività, cancellabile con semplici rituali di magia sessuale, per convincere le clienti ad aprire le gambe. E ciò andò avanti per anni, in una anonima mansarda imprestata da un amico compiacente e partecipe.
La sonnecchiante Torino se ne accorse appena.

C’era una volta una ragazza, poco più di una bambina. La vestirono di bianco, dicendole che era stata prescelta come ancella, antica vestale di segreti iniziatici, catalizzatrice di misteriosi rituali sessuali che le avrebbero permesso di rimuovere definitivamente ogni negatività. Il suo ragazzo insisteva che non si tirasse indietro. Tutto ciò le sembrava strano, bizzarro. Col tempo divenne profondamente sbagliato, anche se oltre a lei c’erano molte altre ragazze che continuavano ad andare in quello strano tempio così simile ad una comune mansarda. La vestale lasciò il suo ragazzo malsano e ne trovò uno nuovo. Che rabbrividì quando lei si confidò e la portò al più vicino commissariato di polizia.
La sonnecchiante Torino spalancò gli occhi, turbata da un vivido incubo.

C’era una volta una libreria esoterica nel cuore di Torino, aperta da quindici anni. Il titolare e sua moglie ascoltavano la radio mentre facevano colazione. Sentirono di quella storia disgustosa dove un finto santone e qualche complice inscenavano rituali sessuali e svolgevano stupri di gruppo. Dopo aver scosso la testa aprirono il negozio e vennero letteralmente invasi dai giornalisti. Intervistatori e cameraman totalmente ignoranti in materia chiedevano di vedere, maneggiare, riprendere le cose che potevano fare più scena. Gettonatissime le voodoo - doll e la statuetta del Baphomet. La prima a pubblicare l’intervista fu la Stampa. Che, distorcendo completamente il senso dell’intervista, citò il negozio come “un luogo dove fanatici di esoterismo, magia nera e chissà che altro vanno a respirare l’aria magica”. Dove “Torino città magica è una menzogna divertente”.
Fortunatamente la Stampa rimase l’unica a sfottere gli esoteristi. E ci fece pure una becera figura. Tutti i colleghi di Studio Aperto, Tg5, Tg24, Rai 3 al contrario compresero quanto poco questo centrasse con l’esoterismo, e in onda apparve il titolare di Esotericamente a sottolineare quanto “chi pratica l’Esoterismo come ricerca personale, come crescita, è chiaro che rimanga offeso da questo”.
La sonnecchiante Torino si risistemò i guanciali per ritornare al suo tiepido torpore primaverile.
Con una vestale un po’ meno ingenua, un finto santone dietro le sbarre, ed una libreria esoterica che aveva salvato l’immagine.
Ho sempre amato il lieto fine.

Però. C’è sempre un però.
Perché quando un truffatore si finge mago, medium, esoterista, i mass media inondano le librerie esoteriche e spalano letame sui fruitori di questa spiritualità?
Quando emerge un finto medico si va forse a setacciare l’università di medicina o gli ospedali? Si denigra forse la categoria medica?
Perché fa cosi audience fare di ogni erba un fascio, quando si tratta di esoterismo?
È così divertente prendere in giro persone che, pur affondando radici nel terreno, stanno cercando di guardare il cielo e comprendere cosa si nasconde dietro il moto delle stelle, dietro il fitto velo di Maya, rischiarando il buio della grettezza con la luce di una candela?
Quanto mi piacerebbe ricevere il rispetto anche dalle persone che non credono in questo mondo.
Svegliati, assonnata Torino, e regalami questo sogno.

Baphomet templare

lunedì 27 febbraio 2017

L'ANIMA GEMELLA

   



Ultimamente non scrivo spesso. Tante cose a cui pensare, il tempo scorre veloce.
Però una mia cliente e amica scalpitava che scrivessi qualcosa sull'Anima Gemella, l'altra metà perduta di noi, la metà mancante della mela, l'Altro da noi capace di creare l'Androgino perfetto.
Mi chiedeva più che altro, come riconoscerla? 
In mezzo a diecimila conoscenti, amici, amanti, come capire che  è proprio lui l'Anima Gemella? Quando batte forte il cuore soprattutto, illudersi è facile.
Così, ho fatto un piccolo sondaggio, perchè ero troppo curiosa di comprendere come ragiona l'Altra Metà del Cielo. Ho chiesto a qualche amico e cliente del genere XY come fosse possibile riconoscere quest'Anima Gemella.
Le prime reazioni sono state divertenti, tutte un turbinare di occhi al cielo, uno schiarirsi la voce, temporeggiare, con la faccia di chi pensa: "Madonna, Stella, e non potevi farmi una domanda più facile? Chiedimi come funziona un reattore ad energia nucleare piuttosto, lì sono bravo!".
Comunque, facendo una media, sembra che i maschietti per riconoscere l'Anima Gemella necessitino di:

- Attrazione fisica. Ovvero (ed era abbastanza prevedibile) se hai una migliore amica con cui ti trovi in tutto, interessi, risate, simpatia, ma non la toccheresti neanche con un grissino perchè fisicamente non ti prende, ecco, per gli uomini questa MAI potrà essere la tua Anima Gemella. Non so, da parte di noi donne noto una maggiore flessibilità, spesso col mio lavoro ho sentito storie del tipo: "Mah, all'inizio manco mi attirava fisicamente, poi me ne sono perdutamente innamorata..."

- Situazione spazio - temporale adatta. Questa è una cosa tirata in ballo soprattutto da un soggetto maschile intrippato con le dinamiche spazio-temporali, Donnie Darko, etc. Che mi chiedeva: "e se io avessi incontrato tempo fa l'Anima Gemella ma le condizioni del quì ed ora non fossero state ottimali al nostro riconoscerci e/o ricongiungerci?". Così ho analizzato mentalmente tutti i miei ex compagni di scuola, ex amici, ex fidanzati, e ho scosso decisamente la testa. Non so, a me il passato puzza sempre di minestra riscaldata. Inoltre ho la convinzione che, se avessi incontrato la mia Anima Gemella allora, anche se avesse fatto il macellaio nel mio periodo vegetariano, o il cattolico Inquisitore nel mio periodo spirituale (che in effetti non si è mai concluso), non sarebbe stato un problema. In questo noi donne siamo forse più fataliste e meno razionali.

- Reciprocità. Ovvero, se io percepisco in te la mia Anima Gemella, tu non dovresti schifarmi / scappare con la mia vicina di casa / applicare la spunta blu sui miei messaggi WhatsApp senza rispondermi per una settimana di fila. 
Come disse quel simpatico avvinazzato di Bukowski: "La testa si deve perdere in due, altrimenti è un'esecuzione".

Questo all'incirca ciò che ho potuto cogliere dall'Altra Metà del Cielo. Ora però vi scrivo da cosa ho potuto comprendere io se avevo di fronte a me l'Anima Gemella.
Aldilà di un'affinità caratteriale, di interessi in comune, di una simile visione del mondo e di una progettualità di coppia condivisa, credo che la prova del nove sull'aver trovato la Metà perduta sia data da una semplice sensazione.
La Mancanza.
Quel vuoto viscerale, profondo, inesprimibile quasi a parole, di quando l'altra persona è distante da te.
Nel Buddhismo Shingon esiste una bellissima teoria sull'Anima Gemella, che descrive come la coppia karmicamente unita si scambi quasi una parte del corpo, un filamento di Dna, un insieme di cellule. Forse è una parte di sè più sottile, ma attraverso la distanza, il vuoto dell'Altro, la sua assenza, questa parte sottile di noi che appartiene all'Altro ci chiama segretamente, e a noi si ricongiunge solo attraverso l'abbraccio, quando ogni distanza è colmata e cuori e respiri si muovono all'unisono, col medesimo ritmo.
E in quell'abbraccio noi ci sentiamo, finalmente, a Casa. 
Non più due, non più due mancanti e fragili individualità, ma Uno. L'Unità più forte, potente e sacra che l'Universo intero possa conoscere.



venerdì 25 novembre 2016

NEANCHE CON UN FIORE



Oggi è la giornata mondiale di protesta contro la violenza sulle donne.
Quando arrivano ricorrenze di questa portata la mia mente si affastella di immagini, ricordi, fatti di cronaca, ma soprattutto di confidenze. Quelle che ricevo, spesso, dalle mie clienti.
La violenza è simile ad una pece vischiosa, quando ti tocca, in qualche modo ti marchia. Per sempre. E in seguito potrai avere la vita più bella del mondo, con accanto (nuove) persone che ti amano e ti proteggono, ma se la violenza ha in qualche modo sfiorato, incrociato, o quasi ribaltato, la tua vita, tu non sarai più quella di prima. Il tuo sorriso sarà meno brillante, ma sicuramente più consapevole. Avrai paura di cose che prima non avresti mai detto. Sarai molto più veloce a leggere nel volto degli altri i primi segnali di nervosismo e rabbia. Non riuscirai a guardare alcune scene di film, a leggere alcuni fatti di cronaca, a ridere di certe battute.
Sarai più fragile, ma nello stesso tempo sarai più forte. Ti sentirai una sopravvissuta, una donna che ce l'ha fatta.
Ecco, questo succede quando sei finalmente dall'altra parte. Quando hai allontanato la, o le, persone che ti nuocevano. La vita avrà un nuovo sapore, sarà preziosa. Sentirai di avere nuovamente mille possibilità davanti, mille desideri da realizzare, mille cose affascinanti da fare. Vorrai una vita intensa.
Ma per arrivare a questo, devi saltarlo, quel ponte. Devi smetterla di stare raggomitolata in un angolo a piangere. Devi smetterla di avere paura. Perchè lo so di cosa hai paura. E non è solo paura della prossima minaccia, del prossimo ceffone, del prossimo ricatto. Hai soprattutto paura della solitudine.
Credi di non meritare di meglio. Credi che sarai giudicata e non capita. Credi che non sarai protetta, neanche da chi ha la divisa che gli impone di farlo. Credi che se esponi al mondo quella vischiosa pece nera che ti ha marchiato, il mondo non ti capirà, nè ti proteggerà, ma saprà solo deriderti o ignorarti.
Quanto ti sbagli. Salvati, non scendere a compromessi, non credere che era l'ultima volta ed ora è tutto cambiato. Non dare altre possibilità alla violenza di danneggiarti.
Alzati, fai le valigie, chiama qualcuno che ti aiuti e scappa dalla tua vecchia vita senza mai voltarti indietro.


lunedì 25 luglio 2016

I CINQUE ELEMENTI ORIENTALI

Il mio esoterismo è etnologico (non "enologico", leggete bene...), quindi, legato alle etnie dei differenti paesi. Perchè, a mio parere, ogni terra ha i suoi portali per connettersi con il Divino.
Quando scrissi il mio unico libro autoprodotto, "Feng-shui - Architettura dell'anima" (non cercate di acquistarlo, attualmente è fuori produzione), approfondii un discorso che reputo davvero affascinante, ovvero i Cinque Elementi della tradizione orientale, in particolare cinese e giapponese.
Cinque, e non quattro come nella nostra tradizione occidentale. Se noi abbiamo i classici Acqua, Aria, Terra e Fuoco, loro hanno Acqua, Legno, Fuoco, Terra e Metallo.



Ognuno di noi è composto, a livello sottile, in particolare da uno di questi cinque elementi, presente in misura forte, quindi facilmente fuori controllo, oppure debole, da intensificare nella propria vita. Gli orientali basano, da questo calcolo del proprio elemento personale, un insieme di abitudini atte al fortificare e far stare bene l'individuo, dalla scelta dei colori da indossare, all'arredamento e alla disposizione delle stanze, ai luoghi capaci di rafforzarlo o indebolirlo, alle direzioni fortunate, alle persone che più di altre possono aiutarlo.
Il calcolo per risalire al proprio elemento personale è particolarmente complesso, quindi sono stati approntati dei calcolatori elettronici, presenti anche on-line, per risalire al proprio elemento personale, al proprio Ba -Zi. Inserendo i Quattro Pilastri, ovvero ora, giorno, mese e anno di nascita, è possibile conoscere il proprio elemento, nonchè il grado di forza o debolezza dello stesso.

Ecco un link utile per il calcolo (da copiaincollare):
http://www.geomancy.net/products/po-bazi/pod-bazi-free.htm

Che caratteristiche possiedono le persone collegate agli elementi?

L’acqua fluisce e cerca il livello più basso. A ripo­so è livellata. L’acqua si può manifestare in diversi stati: può essere mor­bida, dura, fragile o bagnata. L’acqua è un mezzo: le cose si dissolvono in essa, vi sprofondano o vi galleggiano sopra. L’acqua assume la forma del suo conteni­tore. Essa può essere anche stagnante e putrida.
Ma l’acqua è anche forza, impeto, scava in profondità, ha direzione (va sempre verso il mare), travolge e distrugge.
Perciò una persona che ha un’energia in equilibrio con l'acqua ha tutte queste caratteristiche: di impeto, forza, adattabilità, coraggio, ha spinta, va in profondità, ha resistenza, stimo­lo, motivazione, volontà, senso di continuità, capacità di “andare a fondo delle cose”, sa nel profon­do cosa vuole veramente.
In una persona invece con l’energia acqua non in equilibrio queste caratteristiche diventeranno l’opposto e si tradurranno in paura, incertezza del futuro, difficoltà a partire, indicano una persona senza meta e senza spirito di iniziativa, superficiale, che non sa cosa vuole, senza obiettivi, senza determinazione, esitante, timida, troppo prudente.

Gli alberi sono simboli di crescita, crescono verso l’alto, fanno rami e fioriscono.
Queste sono le caratteristiche dell'energia legno: armonia, flessibilità,calma, riparo, radicamento, profondità, ma anche coraggio, imparzialità, forza, ordine e decisionalità. Sul piano psicologico infatti questa energia corrisponde alla capacità di prendere decisioni.
Se l’Energia è sana siamo nella situazione di poter prendere decisioni di poca o grande importanza, rapidamente e senza tentennamenti.
Un soggetto con l’energia legno in equilibrio sarà quindi un individuo coraggioso, imparziale, preciso, paziente, disciplinato, tranquillo, controllato; una persona puntuale, un ottimo organizzatore.
Ma se questa energia è in squilibrio queste qualità positive diventanteranno l’opposto e la persona sarà irascibile, impaziente, con la mania dell’ordine, organizzata e programmata senza possibilità di uscire dai suoi schemi, rigida.

L’energia del fuoco si diffonde in tutte le direzioni e al fuoco piace essere al centro dell’attenzione; viene naturale mettersi in cerchio intorno al fuoco e qualunque posto si occupi intorno al fuoco si riceve la sua energia. Ad una festa la persona al centro di un gruppo è un fuoco. Il soggetto dell'elemento fuoco ha la capacità di entrare facilmente in armonia con gli altri, ha carisma, tanti amici, è molto estroverso, piacevole da ascoltare, ha bisogno dell’attenzione degli altri, fa di tutto per attirare la gente, veste in modo sgargiante e appariscente. Uno degli aspetti più importanti del fuoco è il ritmo. Una persona in equilibrio di fuoco sa integrare i propri ritmi con quelli dell’ambiente.
Un’altra delle caratteristiche principali del fuoco e’ la capacità di comunicazione.
L’immagine del fuoco è quella del sole che brucia sapendo che si consumerà. Il sole deve bruciare e il fuoco deve dare. Ma perché il fuoco bruci ci vuole il combustibile, ovvero le altre persone. L’energia fuoco comunque deve essere espressa, non sta dentro, è esteriore, non interiore.
Se l’energia fuoco non è in equilibrio la persona tende ad essere in eccitazione costante, ride e parla sempre, anche a sproposito, parla spesso dei propri difetti, diventa rompiscatole, tende al vittimismo, all’autocommiserazione, è molto stravagante: sono tutti modi per attirare l’attenzione. E’ una persona emotiva, caricata, esagerata. Potrebbe essere una persona brillante in compagnia ma che si spegne quando è da sola.

La terra è rigogliosa, compatta, filtra, da nutrimento, dona la vita, avvolge, da stabilità.
Può essere dura, soffice, fertile, arida. Una delle caratteristiche di questo elemento è proprio la centratura.
Compattezza, solidità, capacità di dare e di ricevere nutrimento, centratura, sono le caratteristiche di una persona con l’elemento terra in equilibrio; una persona che sa essere empatica, che ha cioè la capacità di mettersi in comunicazione profonda con gli altri, e simboleggiando il sottobosco si muove senza apparire, silenziosa e stabile. E’ una persona che è capace di raccogliere e trarre i frutti dall’esperienza.
Se l’energia non è in equilibrio, la persona è come una terra arida, non è in grado di dare sostegno e nutrimento ma anzi lo cerca negli altri. Si autocommisera, è insicura e ha mancanza di fiducia in sé, chiede continuamente aiuto e racconta la sua storia con vittimismo, incolpa sempre gli altri, è limitata nella comunicazione perché pensa di non essere interessante, di non essere ascoltata, i suoi gesti non sono completati, così come i discorsi. La persona è gelosa, cinica, dubbiosa.

Il metallo è freddo, rigido, lucente, stabile, duro, impermeabile, concentrato, brillante, forte, pesante. Il metallo può fondersi e indurirsi.
Ma il metallo è anche malleabile e duttile e queste due caratteristiche sono molto importanti nel considerare i vari aspetti di questa energia.
Il metallo ha anche un’altra importante caratteristica: la conduttività, la capacità cioè di trasmettere velocemente variazioni di temperatura, elettricità e magnetismo.
La fase dell’energia metallo è la fase del portare a termine le cose, del concretizzare; una persona con questa energia in equilibrio è una persona positiva, che sa concretizzare il risultato finale di un lavoro, è una persona che porta a termine un progetto, che si sente collegata a quanto c’è di prezioso fuori dai suoi confini. E’ un soggetto affidabile, concreto, stabile, che ha fiducia in sé stesso, ha senso di giustizia, potenzialità, capacità di introspezione. E’ una persona che all’opposto del fuoco fatica molto a mettersi al centro dell’attenzione. Ed è molto flessibile.
Se l’energia metallo non è in equilibrio allora l'individuo è triste e depresso, è una persona che non si stima, tutto il suo disagio è rivolto verso di sé, dà la colpa a se stessa e si sente delusa, si isola e a volte si lascia andare all’autodistruzione.
Ha le spalle chiuse, curve e sembra che porti il peso del mondo sulle spalle, non ha gestualità, ha poca espressività nel volto e anche la voce è monotona e tende a calare.

Io sono un'Acqua debole, ovvero con l'elemento sotto controllo, ma faccio i conti anche con il mio animale dell'anno, ovvero un Cavallo di Fuoco, che a volte mi fa imbizzarrire, scalciare o ridere senza ritegno.

E voi a quale elemento orientale appartenete?




mercoledì 6 aprile 2016

I NUOVI HIPPIE


Questa Pasquetta ho avuto una illuminazione.
Ero con due amiche educatrici in mezzo alla natura, e cercavo un cespuglio dietro a cui nascondermi per espletare un fisiologico bisogno. Tra un turno di vedetta femminile ed un altro, mi sono messa a riflettere con loro su quanto siamo diversi da molte altre persone.
Perchè molte quasi quarantenni della nostra età avrebbero trascorso la Pasquetta nel ristorante figo, tirate a lucido con abiti firmati, con l'amuchina nella borsetta e il tablet da sbattere davanti ai loro figli per non farli annoiare, anzi, per sedarli fino al momento del caffè e del conto.
E poi c'eravamo noi. Sparsi in una radura insieme a decine e decine di altre famiglie, di altre compagnie di amici, tra risate e schitarrate.
Con gli uomini stretti in gruppo, uniti dal ruolo esclusivamente maschile dei Detentori della grigliata. Dai ad un gruppo di uomini carne cruda, verdura, fuoco e torneranno ad uno stadio primitivo.
Donne e bambini in giro a raccogliere rami secchi per il fuoco.
E poi partite di calcio, rotolamenti nell'erba, nel fango, strani travestimenti con plaid zebrati scovati all'ultimo dal retro della macchina. Un bambino di tre anni e mezzo si è arrotolato tale plaid a mò di mantello, e per un attimo ci è sembrato che la reincarnazione infantile di Freddy Mercury fosse tra noi.
E poi zibibbo da portare in salvo dalle pallonate, racconti dell'orrore generosamente elargiti ai pargoli impavidi, camminate tra i boschi, curiosi ritrovamenti di sassi ferrosi.
Ero lì con le mie amiche e riflettevo sul fatto che siamo proprio tanti.
Che appena c'è una domenica di sole ci tuffiamo nella natura, immersi fino al collo.
Spartani, arruffati, selvatici.
Siamo artisti, sciamani, educatori, musicisti, attori. Ma anche negozianti, impiegati, operai.
Possiamo essere benestanti o avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Ma quello che ci unisce è che abbiamo scavato sotto la superficie di questa società consumistica e basata sull'ostentazione.
Ci sentiamo liberi, scarmigliati e felici di non dover dimostrare niente a nessuno.
Siamo bambini dentro, e siamo allo stesso tempo dotati di una sensibilità, di una profonda forma di spiritualità strettamente connessa all'immersione nei cicli naturali dell'esistenza.
Probabilmente siamo i nuovi Hippy. Siamo una minoranza, è vero, ma se mi guardo attorno, su questa ampia radura che è la vita, vedo decine di persone come noi in giro.




lunedì 7 marzo 2016

A VOLTE SI VINCE




Ieri mattina mi sono svegliata all'alba per partecipare ad una competizione sportiva.
Dato che sono una giovane e atletica pischella nonostante l'età anagrafica che la mia carta d'identità mostra al mondo, mi sono pure piazzata quarta, con grande soddisfazione del mio ego.
Oggi però voglio parlare di quello che ho visto, attorno a me.
C'erano due ragazzine di dodici anni circa, in un altro gruppo.
Mi sono messa a guardarle attentamente prima che gareggiassero.
La prima indossava una faccia da funerale, tanto che ero tentata di avvicinarmi e chiederle se le fosse appena morto il gatto o il criceto. Chiamiamola Addolorata, per restare in tema.
La seconda invece appariva più serena, sorridente. Chiamiamola Gaia, per intenderci.
Conosco, almeno in parte, i meccanismi che stanno dietro alle loro due famiglie.
La famiglia di Addolorata è estremamente competitiva. E' tutto un paragonarsi, un litigare su robe come: "tu hai favorito sua figlia rispetto alla mia!" e amenità di questo tipo. Mi è stato raccontato che dopo una competizione in cui Addolorata non aveva ottenuto un impeccabile punteggio, la madre è calata negli spogliatoi femminili come una furia, inveendo sull'incapacità della figlia al punto da farla piangere, davanti allo sguardo attonito di tutti i presenti.
E poi c'è la famiglia di Gaia. La mamma di Gaia è molto stile hippy, vogliamoci tutti bene, litiga esclusivamente con la suocera, che a Pasqua vuole servire in tavola l'agnello. E' un tipo più spirituale, per lei l'importante è che sua figlia faccia attività sportiva, poi, che si tratti di gareggiare alla domenica mattina o di fare la corsa dell'isolato per cinque volte, per lei poco cambia.
Provate a indovinare, chi si è piazzata al primo posto?
Mi piacerebbe rispondere che ha vinto Gaia, e scrivere su quanto riusciamo ad attirare i successi nella vita, in base a quanto meno ci accaniamo nell'ottenerli.
Invece il primo posto sul podio l'ha preso Addolorata. Che continuava ad avere un'espressione tristissima nonostante la vittoria.
Gaia invece si è presa il quinto posto. E in quei bellissimi occhi di ragazzina dodicenne, non ho visto la benchè minima lacrima.
Così mi sono chiesta: ma chi ha realmente vinto?
Aveva davvero vinto Addolorata, che avrebbe portato a casa il suo trofeo da sfoggiare sulla credenza, sperando che la madre grazie a questo imparasse finalmente ad amarla?
O aveva vinto Gaia, che pur lottando con tutte le stranezze di sua mamma (perchè spesso quando sei un tipo spirituale risulti molto eccentrica agli occhi della massa...), dicevo, aveva vinto invece Gaia, che quella sera avrebbe chiuso gli occhi con la consapevolezza di essere  amata?
Credo che noi vinciamo, davvero, quando stiamo facendo qualcosa che ci piace, qualcosa che amiamo. Perchè solo allora, sia che saliamo sul podio, sia che perdiamo, avremo vinto comunque.
Io arrivo da una famiglia molto simile a quella di Addolorata, dove l'amore e l'affetto erano elargiti
(e con parsimonia) solo se io seguivo la religione, gli sport, i comportamenti sociali e affettivi imposti dalla mia famiglia. Altrimenti, non venivo più amata.
Che ricatto colossale, amare un figlio a patto che si comporti esattamente come vuoi tu. Costringerlo a barattare la propria libertà di espressione per ottenere l'affetto della sua famiglia.
Da piccolo purtroppo ci caschi, in questi meccanismi. E fai di tutto, pur di ottenere quell'approvazione. Poi cresci, e ti trovi di fronte ad un bivio. Puoi continuare così, anche tutta la vita.
Oppure puoi comprendere che tu sei più importante dell'approvazione degli altri, anche di quegli altri che hanno il tuo stesso sangue. Puoi ribellarti, rialzarti, staccare quel cordone ombelicale che ormai assomiglia ad un guinzaglio, e sentirti finalmente libera.
Io questo auguro ad Addolorata, e a tutti coloro che vivono per compiacere gli altri, e non se stessi.
Perchè altrimenti è solo una vita a metà, una vita in cui abbiamo magari vinto molte gare, ma abbiamo perso la cosa più importante: noi.